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Aulë il fabbro

Continua la nostra rassegna sui Valar. Quest’oggi è la volta di Aulë, uno degli otto Aratar.

Egli è detto il Fabbro nelle varie lingue della Terra di Mezzo, ma i Nani lo chiamano anche Mahal, che significa “il Grande”. Questo epiteto, per vari motivi che vedremo i nquesto breve articolo, risulta certamente appropriato al personaggio. Egli è inoltre considerato particolarmente affezionato a tutto ciò che riguarda la terra ed i metalli. Durante la creazione di Arda infatti, Aulë fu per lo più impegnato nella creazione dei continenti e delle montagne. Sue creazioni sono le Due Lampade, che prima dei Due Alberi furono le luci di Arda. Dalle mani di Aulë furono creati anche la catena con la quale venne imprigionato Melkor, Angainor, e i vascelli del Sole e della Luna. In particolare Angainor fu il suo capolavoro e venne chiamata così perchè in Quenya il suo nome significa proprio “colei che opprime”, per il compito che ebbe di tattenere il Signore del male nelle aule di Mandos. Sua sposa è Yvanna Kementàri, di cui abbiamo trattato poco tempo fa.

Il carattere di Aulë è forse il più particolare fra quelli di tutti i Valar, poiché è il più simile a quello di Melkor: a differenza di questi, tuttavia, egli non divenne malvagio. La sua passione per creare cose nuove nel nome di Eru lo spinse ad ideare una propria razza, i Nani, nell’attesa che apparissero i Figli di Ilùvatar. Quest’ultimo però sapeva della creazione della nuova razza, e lo ammonì per la sua opera; mettendolo alla prova, riconosce la sua fedeltà e accetta di avere le creature come figli adottivi, dandogli coscienza e vita. Se infatti non avesse accettato i Nani sarebbero stati semplici fantocci nelle mani di Aulë.

Eru aveva però disposto che gli Elfi sarebbero dovuti essere i primi a giungere in Arda, e quindi ordinò ad Aulë di nascondere i sette Padri dei Nani in luoghi remoti dove avrebbero dovuto attendere un momento più adatto per il loro risveglio. I Nani credono che Aulë riservi un posto anche per loro nelle Aule di Mandos e che, dopo l’Ultima Battaglia, egli li richiamerà a lui per aiutarlo a ricostruire il mondo.

È da notare che Sauron e Saruman, i più forti nemici della Terza Era, erano in origine aiutanti di Aulë, per poi divenire malvagi e bramosi di potere.

Quando gli Elfi giunsero a Valinor, i Noldor furono coloro che più rimasero affascinati dalle arti di Aulë. Feanor fu il suo più grande allievo, che grazie ai suoi insegnamenti raggiunse le più alte vette dell’arte creando i Silmaril, le tre preziose gemme al centro di tutta la narrazione del Silmarillion. Durante l’Esilio dei Noldor, quelli che ritornarono in Valinor seguendo Finarfin chiamarono se stessi Aulendur, Seguaci di Aulë.

 

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Yvanna Kementàri, dispensatrice di frutti

La nostra conoscenza dei principali Valar dimoranti in Valinor si arricchisce oggi con una figura che risulta di particolare interesse e bellezza; essa è una sorta di minerva della terra di mezzo, ovvero Yvanna Kementàri. Con le figure di ManweVarda Elentàri e Ulmo, viste in precedenza, Yvanna è tra le Valier (femminile di Valar nda) più potenti ed importanti per l’origine del mondo, per la cosmogonia e la storia dei tempi remoti.

La dispensatrice di frutti, come viene chiamata, è particolarmente legata alla vala Vána, della quale nel Silmarillion è detta sorella, ed allo stesso tempo nel pensiero di Illuvatar è sposa di Aulë, il responsabile della creazione dei Nani.

Il nome di Yvanna etimologicamente in Quenya significa appunto “dispensatrice di frutti”, ma le è solitamente apposto anche l’epiteto Kementári, ovvero “regina della terra”. Entrambi i suoi nomi drivano dalle sue qualità per le quali crea e fa crescere piante e frutti. Un altro nome con cui è indicata è Palùrien.

La vicenda di Yvanna è legata alla creazione dei due Alberi. Questi ultimi furono creati dal canto di Yvanna dopo l’arrivo dei Valar a Valinor; crebbero così Telperion (argenteo) e Laurelin (aureo). Telperion (detto anche Silpion e Ninquelótë) era considerato maschio, e di età maggiore, in quanto giunse per primo nel pieno del suo sviluppo; mentre Laurelin (detta anche Malinalda e Culúrien) femmina e di età minore. Gli Alberi erano crebbero, secondo la storia, sulla collina di Ezellohar, alla presenza di tutti i Valar. Questa fu l’opera più bella e feconda di Yvanna; due alberi che erano allo stesso tempo fonte di luce, argentea o dorata. La rugiada di entrambi era raccolta da Varda come sorgente di luce o acqua.

La luminescenza di ciascun albero si alternava a quella dell’altro: in sette ore ogni albero raggiungeva il massimo splendore per poi diminuire, e un’ora prima che lo splendore di un albero cessasse, l’altro iniziava a emanare luce. Telperion cessava di splendere alla sesta ora, e Laurelin alla dodicesima. Un “giorno” scandito dalla luce degli Alberi durava quindi dodici ore. C’era quindi due volte al giorno un’ora, contemporaneamente di “alba” e di “tramonto”, in cui le luci di entrambi gli alberi erano tenui e si fondevano armoniosamente insieme.

Tuttavia Melkor, invidioso della bellezza creata da Illuvatar, dagli Ainur e dai Valar, si alleò con il ragno gigante Ungoliant (la progenitrice della razza dei ragni giganti, inclusa Shelob) per annientare Telperion e Laurelin. Fu proprio Melkor a colpire i due Alberi, circondato dalla tenebra assoluta, mentre Ungoliant ne divorava la linfa e la luce, fino a lasciarli avvelenati e privi di vita.

Per Yvanna fu impossibile creare altri due Alberi. Per rimediare in parte alla devastazione di essi con il suo canto, aiutata dalle lacrime di Nienna (già servite in precedenza durante la prima cresita dei due Alberi) riuscì in parte a resuscitarli. Tuttavia gli sforzi valsero solo a far fiorire gli ultimi due fiori delle due piante, uno per ciascuna. Mentre le spoglie dei due alberi venivano lasciate a perenne memoria della felicità perduta sulla collina sulla quale erano nati, i fiori vennero affidati a mani che ne facessero buon uso. Il fiore di Telperion venne affidato al Maiar (un Ainur minore, come Gandalf, Radagast e Saruman) Tilion, e divenne Isil – la Luna – mentre il frutto di Laurelin venne consegnato alla Maiar Arien e divenne il Sole. Questo è il motivo per cui nel Signore degli Anelli “Sole” è considerato di genere femminile, mentre “Luna” è maschile (da notare che tale genere si riscontra anche nella mitologia nordica con gli dei Sòl e Máni).

Sebbene non fosse riuscita a ricreare i due bellissimi alberi Yvanna su modello di Telperion creò Galathilion, che venne donato agli elfi di Valinor e piantato in Tirion. Da questo albero discese poi Celeborn di Tol Eressëa, dal quale discende Nimloth, l’albero bianco di Numenor, da un suo pollone, salvato da Isildur alla distruzione di Numenor, l’Albero bianco di Gondor, simbolo del potente reame degli uomini.

Tornando per un attimo allo sposo di Yvanna, Aulë, del quale parleremo più ampiamente in un prossimo articolo, dobbiamo anche vedere la vicenda della creazione dei Nani. Per il proprio carattere Aulë fu portato a creare, come ogni Vala; tuttavia egli si spinse ad imitare fortemente Eru Illuvatar e, andando oltre le proprie prerogative, formò i nani. Illuvatar, conoscendo la creazione di Aulë lo mise alla prova e lo rimproverò fortemente. Aulë decise così di distruggere le proprie creature ma, proprio sul punto di librare su di esse il colpo, venne fermato da Eru (notare la somiglianza dell’episodio con il racconto biblico del sacrificio di Isacco). Eru diede prova del suo amore per l’opera di Aulë adottando i nani come figli. Yvanna temette tuttavia che essi potessero abbattere tutti gli alberi della terra di mezzo. Manwë le ricordò però che durante la musica degli Ainur (la sinfonia diretta da Illuvatar durante la creazione del mondo) ella aveva già visto le proprie creature (alberi e piante) ed era consapevole del fatto che esse potessero difendersi da sole. Oltre a questo anche gli Ent, i pastori degli alberi, avrebbero in seguito dato il loro contributo alla protezione degli alberi, finche gli Elfi avessero abitato la terra di mezzo e la gioventù degli uomini non fosse passata.

Altra iniziativa dovuta ad Yvanna fu la scelta diRadagast come membro degli Istari, gli stregoni che si sarebbero opposti al rinato potere di Sauron. Tutto questo avvenne nella Terza Era.

Nella escatologia della Terra di Mezzo Yvanna avrà nuovamente il compito di creare i due Alberi andati distrutti. Dopo la Dagor Dagorath, la grande battaglia della fine dei tempi, sarà infatti Fëanor a recuperare i tre Silmaril, le tre preziosissime gemme, e a darle alla vala perchè lei possa romperli e riportare in vita le sue due creazioni più meravigliose.

 

Varda Elentári

Varda Elentári è la Vala di cui vi voglio parlare nel post di oggi sui principali Valar. Innanzi tutto dobbiamo partire dal significato del suo nome per capirne il personaggio. Varda significa sublime in quenya, ed Elentári significa Signora delle Stelle; in Quenya essa viene anche chiamata Tintallë (Colei che accende). In Sindarin, la lingua degli Elfi Grigi, è anche conosciuta come Elbereth (Signora delle Stelle), Gilthoniel (colei che accese le stelle) e Fanuilos (Sempre-Bianca). In Telerin, l’idioma da cui discende il Sindarin, è chiamata Baradis.

Varda fu la prima ad intuire la vera natura malefica di Melkor, ancora prima dell‘Ainulindale, e quando questi iniziò la sua opera maligna è sempre questa vala a rendersi conto delle sue intenzioni. Melkor, per questo motivo, teme Varda più di ogni altro Valar. Nelle leggende e nei racconti di Arda si dice che sia troppo bella per essere descritta con parole, dato che il suo viso risplende della luce di Eru Illùvatar. Vive con Manwë sulla cima di Taniquetil, la montagna più alta di Valinor (le terre al di là del mare, il regno beato dei Valar).

Varda è la creatrice delle stelle, le più belle e importanti delle quali realizzate usando i germogli di Telperion, uno dei Due Alberi che illuminavano la Primavera di Arda. Sui due alberi e la loro vicenda dedicheremo un post in futuro.

File:Varda Elentári.jpg

Ombromanto

Tra i personaggi più eleganti e nobili del mondo di Arda certamente i cavalli meritano un posto di tutto rispetto. Essi sono al centro della vita di un intero popolo (gli abitanti di Rohan) che è detto proprio a motivo di questo rapporto speciale il popolo dei “signori dei cavalli”.

 

Il più potente di questi animali è Ombromanto, il più grande di tutti i Principi dei cavalli (Mearas). Egli viene domto da Gandalf e a malincuore donatogli da re Théoden. Secondo le leggende i Mearas vengono portati nella Terra di Mezzo da Orome (il Vala cacciatore che soprì gli Elfi al loro risveglio) da Valinor alla Terra di mezzo. Il primo dei Mearas ad essere ricordato per le se gesta fu Félaròf, il cavallo di Eorl il Giovane. Eorl fu il primo re di Rohan

Español: Bandera de Rohan, reino de la Tierra ...

Español: Bandera de Rohan, reino de la Tierra Media de J. R. R. Tolkien. (Photo credit: Wikipedia)

e regnò dal 2510 al 2545 della Terza Era. Fu il vero eroe della battagli dei Campi del Celebrant, combattuta dal regno di Gondor; in tale occasione il suo arrivo fu inaspettato e provvidenziale. Per l’aiuto dato a Gondor gli furono donate tutte le terre del Calenardhon da Cirion, uno dei sovrintendenti di Gondor. Proprio in queste terre Eorl il Giovane (questo aggettivo gli veniva per la tenera età in cui si trovava a questi avvenimenti, appena sedici anni) condusse la migrazione della sua gente  creando il reame di Rohan, e diventandone primo Re. In seguito formulò il Giuramento di Eorl a Cirion

. Il suo destriero fu appunto Félaròf, che in realtà fu un cavallo difficile da domare. Il padre di Eorl, Lèod, tentò infatti di addomesticare lo stallone, ma questi, imbizzarritosi, lo gettò su uno sperone di roccia, uccidendolo.

Eorl inseguì a lungo l’animale e, raggiuntolo, non lo uccise, ma lo domò e lo nominò Flagello. Da quel mometo la stirpe di Félaròf non accettò altri padroni che la casa di Eorl, fatta una unica eccezione per Ombromanto.

 

Infatti ques’ultimo, discendente di Félaròf, fu dello stesso carattere indoabile finchè non conobbe Mitrandir (Gandalf)

 

Ian McKellen as Gandalf in Peter Jackson's liv...

Ian McKellen as Gandalf in Peter Jackson’s live-action version of The Lord of the Rings. (Photo credit: Wikipedia)

che lo ebbe in prestito per alcuni mesi, e poi in dono. Le uniche persone che poterono cavalcare Ombromanto oltre allo stregone furono Peregrino Tuc e il nano Gimli durante un breve periodo durante la guerra dell’Anello. Tuttavia in entrambi i casi fu Gandalf stesso a tenere le redini del cavallo. Inoltre egli non lo sellò mai, ma lo cavalcò sempre a pelo. Ombromanto fu un cavallo seza paura ed il più veloce della Tezza di Mezzo.

 

Alla fine della guerra dell’Anello egli raggiuinse Valinor assieme al suo padrone, secondo le indicazioni date da Tolkien in un epilogo postumo al romanzo ed in alcune lettere. Nel “Signore degli anelli” lo troviamo solo accennato come un grande “cavallo grigio” accanto a Gandalf ai porti grigi prima della partenza. Un altro accenno a questo lo si trova nel capitolo “Il cavaliere bianco”, quando Gandalf promette che Ombromanto e lui non si separeranno più.

 

Tutti ricorderanno la splendida interpretazione di Ombromanto data da Peter Jackson nei suoi film, dove il cavallo è interpretato da due stalloni andalusi.

Ombromanto nel film Le due Torri di Peter Jackson

 

Eru Ilùvatar

« In principio esisteva Eru, l’Uno, che in Arda è chiamato Ilúvatar; ed egli creò per primi gli Ainur, i Santi, rampolli del suo pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altra cosa fosse creata. »
(J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion: Ainulindalë.)

Eru (in Quenya Colui che sta Solo) – detto anche l’Uno, che in Arda è chiamato spesso Ilúvatar (Padre di Tutto), è il nome che, nella sua mitologia, J.R.R. Tolkien dà a colui che può essere definito come l’equivalente letterario del Dio ebraico-cristiano, l’Essere Supremo, il creatore di tutte le cose, in particolare degli Ainur (esseri spirituali equiparabili per certi versi agli dei pagani e per altri agli angeli ebraico-cristiani) e dell’universo (, di cui Arda è una parte), sebbene pure gli Ainur abbiano una loro parte nella creazione. Eru riveste un ruolo importante nelle storie narrate ne Il Silmarillion ma non è menzionato per nome nei romanzi più famosi di Tolkien, Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli (a lui ci si riferisce come l’Uno nella parte dell’Appendice A di quest’ultimo dove si parla della caduta di Númenor).

« « Chi era Ilúvatar? » chiese Eriol. « Uno degli Dèi? »

« No, non lo era – rispose Rúmil – perché li creò.

Ilúvatar è il Signore per Sempre che risiede oltre il mondo;

che lo plasmò e non è in lui o da lui formato, ma lo ama. » »

(J.R.R. Tolkien, The Book of the Lost Tales – Part I [Racconti ritrovati, Bompiani, 2002].)

La figura di Eru si rifà ai tratti del Dio cristiano: onnipotente, onnisciente e incommensurabilmente saggio. Secondo questa stessa concezione Eru quasi mai interviene in modo diretto e visibile nelle vicende del mondo: in esso Bene e Male coesisteranno fino alla fine di Arda. Tutto ciò può essere ricondotto al concetto di libero arbitrio, il cui rispetto (sia dal punto di vista dei singoli abitanti di Arda, sia dal punto di vista delle forze che agiscono nel mondo) richiede agli stessi Valar di porsi al di fuori delle vicende della Terra di Mezzo.
Ilúvatar intervenne direttamente solo all’atto dello sprofondamento di Númenor, su richiesta dei Valar.

Gli Elfi e gli Uomini furono creati direttamente da Eru, senza l’intervento degli Ainur, e sono infatti chiamati Figli di Ilúvatar (Eruhini), che da lui vennero animati con la Fiamma Imperitura.

Eru dispose che gli Elfi sarebbero venuti per primi in Arda: sarebbero stati immortali, più saggi, belli e sapienti, ma in un certo qual modo incapaci di pensare e agire volontariamente per il male; gli Uomini avrebbero avuto il pieno controllo della loro vita e sarebbero stati assoggettati alla morte. Questo non significa che gli Elfi non avessero il libero arbitrio, ma che per la loro bontà radicale avessero quasi difficoltà a concettualizzare il male, al contrario degli Uomini che invece potevano essere buoni o malvagi a seconda delle loro ispirazioni e inclinazioni. Così, mentre gli Elfi continuavano a vivere, seppur potessero venire uccisi o perire per una intensa sofferenza affettiva (continuando però dopo la morte ad alloggiare nelle Aule di Mandos, all’interno di Eä, fino ad eventuale reincarnazione), invece gli Uomini morivano davvero, abbandonando Eä, e non ritornavano. La morte degli Uomini era un Dono di Iluvatar, il quale voleva liberare gli umani dal destino dell’ universo.

I Nani furono invece “adottati” da Eru, perché vennero creati da Aulë ma vennero accettati e animati da Eru. Gli animali e le piante furono probabilmente plasmati dagli Ainur dopo i temi esposti da Eru durante la Musica degli Ainur, anche se questo è dubbio nel caso di animali che mostrano sapienza, come nel caso di Huan, o delle Aquile di Manwë.

Tolkien sapeva che Eru non era una “divinità fantastica” ma era soltanto un modo per rappresentare Dio, con un nome di una lingua inventata, anche se in un contesto mitologico o fantastico. In una bozza di una lettera del 1954 a Peter Hastings, direttore della Newman Bookshop (una libreria cattolica di Oxford), Tolkien difese gli aspetti non ortodossi all’interno della sua mitologia, come un’esplorazione dell’infinito “potenziale di varietà” di Dio. Hasting scrisse:

(EN)

« God has not used that device in any of the creations of which we have knowledge, and it seems to me to be stepping beyond the position of a sub-creator to produce it as an actual working thing, because a sub-creator, when dealing with the relations between creator and created, should use those channels which he knows the creator to have used already. »

(IT)

« Dio non ha usato questo strumento in nessuna delle sue creazioni di cui abbiamo conoscenza; e mi pare sia al di fuori delle possibilità di un sub-creatore il fatto di produrlo come cosa funzionante; perché un sub-creatore, quando si occupa delle relazioni fra creatore e creato, dovrebbe usare solo quei canali che sa essere già stati usati dal creatore. »

La risposta di Tolkien contiene una spiegazione della sua opinione circa la relazione tra la Creazione (divina) e la sub-creazione (umana):

(EN)

« We differ entirely about the nature of the relation of sub-creation to Creation. I should have said that liberation ‘from the channels the creator is known to have used already’ is the fundamental function of ‘sub-creation’, a tribute to the infinity of His potential variety […] I am not a metaphysician; but I should have thought it a curious metaphysic — there is not one but many, indeed potentially innumerable ones — that declared the channels known (in such a finite corner as we have any inkling of) to have been used, are the only possible ones, or efficacious, or possibly acceptable to and by Him! »

(IT)

« Siamo su posizioni completamente diverse per quanto riguarda la natura della relazione della sottocreazione con la Creazione. Io avrei detto che liberarsi da “quei canali che sa essere già stati usati dal creatore” sia una funzione fondamentale della “sotto-creazione”, un tributo all’infinito della sua potenziale varietà […] Non sono un metafisico; ma avrei ritenuto piuttosto curiosa una metafisica — e non ce n’è una, ma potenzialmente un numero innumerabile — che dichiari che i canali noti (nel finito angolo di cui siamo consapevoli) per essere stati usati siano gli unici possibili, o efficaci, o potenzialmente accettabili per e da Lui! »

Hastings aveva anche criticato la descrizione di Tom Bombadil di Baccador: “Lui è”, dicendo che sembrava implicare che Bombadil fosse Dio.

Tolkien così rispose:

(EN)

« As for Tom Bombadil, I really do think you are being too serious, besides missing the point. […] You rather remind me of a Protestant relation who to me objected to the (modern) Catholic habit of calling priests Father, because the name father belonged only to the First Person. »

(IT)

« Per quanto riguarda Tom Bombadil, penso davvero che lo prendiate troppo sul serio, e perdiate di vista il punto […] Mi ricordate di un conoscente protestante che criticava il costume cattolico (moderno) di chiamare “padre” i preti, per il motivo che il nome di padre appartiene solo alla Prima Persona »

Il titolo il Padre di Tutto fa pensare che sia preso in prestito dal dio Odino della mitologia norrena, benché anche il Nuovo Testamento si riferisca a Dio come l’unico Dio e Padre di tutto. Tolkien, da cattolico e studente della mitologia del nord Europa, fu probabilmente influenzato da entrambe le fonti. Siccome Tolkien fu educato intensamente riguardo alla mitologia finnica, non sorprenderebbe se il nome Ilúvatar fosse derivato da Ilmatar, uno dei primi spiriti della creazione.

Bisogna notare che nelle versioni più antiche della storia della Terra di Mezzo il nome Ilúvatar significava “Padre del cielo“, ma questa etimologia venne abbandonata in favore del nuovo significato in revisioni successive. Ilúvatar è anche l’unico nome di Dio usato nelle prime versioni – Eru infatti appare per la prima volta negli Annali di Aman, pubblicati nel volume X di The History of Middle-earth, intitolato Morgoth’s Ring, attualmente inedito in Italia.

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