Eru Ilùvatar

« In principio esisteva Eru, l’Uno, che in Arda è chiamato Ilúvatar; ed egli creò per primi gli Ainur, i Santi, rampolli del suo pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altra cosa fosse creata. »
(J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion: Ainulindalë.)

Eru (in Quenya Colui che sta Solo) – detto anche l’Uno, che in Arda è chiamato spesso Ilúvatar (Padre di Tutto), è il nome che, nella sua mitologia, J.R.R. Tolkien dà a colui che può essere definito come l’equivalente letterario del Dio ebraico-cristiano, l’Essere Supremo, il creatore di tutte le cose, in particolare degli Ainur (esseri spirituali equiparabili per certi versi agli dei pagani e per altri agli angeli ebraico-cristiani) e dell’universo (, di cui Arda è una parte), sebbene pure gli Ainur abbiano una loro parte nella creazione. Eru riveste un ruolo importante nelle storie narrate ne Il Silmarillion ma non è menzionato per nome nei romanzi più famosi di Tolkien, Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli (a lui ci si riferisce come l’Uno nella parte dell’Appendice A di quest’ultimo dove si parla della caduta di Númenor).

« « Chi era Ilúvatar? » chiese Eriol. « Uno degli Dèi? »

« No, non lo era – rispose Rúmil – perché li creò.

Ilúvatar è il Signore per Sempre che risiede oltre il mondo;

che lo plasmò e non è in lui o da lui formato, ma lo ama. » »

(J.R.R. Tolkien, The Book of the Lost Tales – Part I [Racconti ritrovati, Bompiani, 2002].)

La figura di Eru si rifà ai tratti del Dio cristiano: onnipotente, onnisciente e incommensurabilmente saggio. Secondo questa stessa concezione Eru quasi mai interviene in modo diretto e visibile nelle vicende del mondo: in esso Bene e Male coesisteranno fino alla fine di Arda. Tutto ciò può essere ricondotto al concetto di libero arbitrio, il cui rispetto (sia dal punto di vista dei singoli abitanti di Arda, sia dal punto di vista delle forze che agiscono nel mondo) richiede agli stessi Valar di porsi al di fuori delle vicende della Terra di Mezzo.
Ilúvatar intervenne direttamente solo all’atto dello sprofondamento di Númenor, su richiesta dei Valar.

Gli Elfi e gli Uomini furono creati direttamente da Eru, senza l’intervento degli Ainur, e sono infatti chiamati Figli di Ilúvatar (Eruhini), che da lui vennero animati con la Fiamma Imperitura.

Eru dispose che gli Elfi sarebbero venuti per primi in Arda: sarebbero stati immortali, più saggi, belli e sapienti, ma in un certo qual modo incapaci di pensare e agire volontariamente per il male; gli Uomini avrebbero avuto il pieno controllo della loro vita e sarebbero stati assoggettati alla morte. Questo non significa che gli Elfi non avessero il libero arbitrio, ma che per la loro bontà radicale avessero quasi difficoltà a concettualizzare il male, al contrario degli Uomini che invece potevano essere buoni o malvagi a seconda delle loro ispirazioni e inclinazioni. Così, mentre gli Elfi continuavano a vivere, seppur potessero venire uccisi o perire per una intensa sofferenza affettiva (continuando però dopo la morte ad alloggiare nelle Aule di Mandos, all’interno di Eä, fino ad eventuale reincarnazione), invece gli Uomini morivano davvero, abbandonando Eä, e non ritornavano. La morte degli Uomini era un Dono di Iluvatar, il quale voleva liberare gli umani dal destino dell’ universo.

I Nani furono invece “adottati” da Eru, perché vennero creati da Aulë ma vennero accettati e animati da Eru. Gli animali e le piante furono probabilmente plasmati dagli Ainur dopo i temi esposti da Eru durante la Musica degli Ainur, anche se questo è dubbio nel caso di animali che mostrano sapienza, come nel caso di Huan, o delle Aquile di Manwë.

Tolkien sapeva che Eru non era una “divinità fantastica” ma era soltanto un modo per rappresentare Dio, con un nome di una lingua inventata, anche se in un contesto mitologico o fantastico. In una bozza di una lettera del 1954 a Peter Hastings, direttore della Newman Bookshop (una libreria cattolica di Oxford), Tolkien difese gli aspetti non ortodossi all’interno della sua mitologia, come un’esplorazione dell’infinito “potenziale di varietà” di Dio. Hasting scrisse:

(EN)

« God has not used that device in any of the creations of which we have knowledge, and it seems to me to be stepping beyond the position of a sub-creator to produce it as an actual working thing, because a sub-creator, when dealing with the relations between creator and created, should use those channels which he knows the creator to have used already. »

(IT)

« Dio non ha usato questo strumento in nessuna delle sue creazioni di cui abbiamo conoscenza; e mi pare sia al di fuori delle possibilità di un sub-creatore il fatto di produrlo come cosa funzionante; perché un sub-creatore, quando si occupa delle relazioni fra creatore e creato, dovrebbe usare solo quei canali che sa essere già stati usati dal creatore. »

La risposta di Tolkien contiene una spiegazione della sua opinione circa la relazione tra la Creazione (divina) e la sub-creazione (umana):

(EN)

« We differ entirely about the nature of the relation of sub-creation to Creation. I should have said that liberation ‘from the channels the creator is known to have used already’ is the fundamental function of ‘sub-creation’, a tribute to the infinity of His potential variety […] I am not a metaphysician; but I should have thought it a curious metaphysic — there is not one but many, indeed potentially innumerable ones — that declared the channels known (in such a finite corner as we have any inkling of) to have been used, are the only possible ones, or efficacious, or possibly acceptable to and by Him! »

(IT)

« Siamo su posizioni completamente diverse per quanto riguarda la natura della relazione della sottocreazione con la Creazione. Io avrei detto che liberarsi da “quei canali che sa essere già stati usati dal creatore” sia una funzione fondamentale della “sotto-creazione”, un tributo all’infinito della sua potenziale varietà […] Non sono un metafisico; ma avrei ritenuto piuttosto curiosa una metafisica — e non ce n’è una, ma potenzialmente un numero innumerabile — che dichiari che i canali noti (nel finito angolo di cui siamo consapevoli) per essere stati usati siano gli unici possibili, o efficaci, o potenzialmente accettabili per e da Lui! »

Hastings aveva anche criticato la descrizione di Tom Bombadil di Baccador: “Lui è”, dicendo che sembrava implicare che Bombadil fosse Dio.

Tolkien così rispose:

(EN)

« As for Tom Bombadil, I really do think you are being too serious, besides missing the point. […] You rather remind me of a Protestant relation who to me objected to the (modern) Catholic habit of calling priests Father, because the name father belonged only to the First Person. »

(IT)

« Per quanto riguarda Tom Bombadil, penso davvero che lo prendiate troppo sul serio, e perdiate di vista il punto […] Mi ricordate di un conoscente protestante che criticava il costume cattolico (moderno) di chiamare “padre” i preti, per il motivo che il nome di padre appartiene solo alla Prima Persona »

Il titolo il Padre di Tutto fa pensare che sia preso in prestito dal dio Odino della mitologia norrena, benché anche il Nuovo Testamento si riferisca a Dio come l’unico Dio e Padre di tutto. Tolkien, da cattolico e studente della mitologia del nord Europa, fu probabilmente influenzato da entrambe le fonti. Siccome Tolkien fu educato intensamente riguardo alla mitologia finnica, non sorprenderebbe se il nome Ilúvatar fosse derivato da Ilmatar, uno dei primi spiriti della creazione.

Bisogna notare che nelle versioni più antiche della storia della Terra di Mezzo il nome Ilúvatar significava “Padre del cielo“, ma questa etimologia venne abbandonata in favore del nuovo significato in revisioni successive. Ilúvatar è anche l’unico nome di Dio usato nelle prime versioni – Eru infatti appare per la prima volta negli Annali di Aman, pubblicati nel volume X di The History of Middle-earth, intitolato Morgoth’s Ring, attualmente inedito in Italia.

Pubblicato il maggio 6, 2013, in Guide, Mitoligia, Silmarillion con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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