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Francesco della contea

Dal sito de “Il messaggero di S. Antonio” postiamo questo articolo riguardante la ricerca spirituale di J. R. R. Tolkien. Con le sue opere il professore, profondamente cattolico, riesce ancor oggi a raggiungere moltissimi che cattolici non sono. Un’altra prova dell’universalità dei messaggi che le sue opere portano. Anche per questo amo Tolkien; a differenza di molti non cerca subito di convertire o di convincere il lettore a credere ciò in cui lui crede. Fa una proposta, racconta una storia e porta dei personaggi; senza rumore e senza strepito; senza ansie di convertire. Vuole raccontare una storia che scaturisce anche dal suo vissuto; se qualcosa dovrà nascere lo si vedrà durante le avventure di Bilbo, Frodo e di tutti gli altri personaggi di Arda.

 

Tolkien e le radici in cielo

dal sito www.messaggerosantantonio.it

Mentre «Lo Hobbit» fa il suo esordio sul grande schermo, ripercorriamo l’epopea e la vita dell’autore, alla scoperta del costitutivo orizzonte cattolico de «Il Signore degli Anelli».

di Alberto Friso

Hanno dovuto attendere otto anni i milioni di appassionati de Il Signore degli Anelli per tornare a respirare al cinema le atmosfere della Terra di Mezzo, dopo gli undici premi Oscar vinti nel 2004 da Il ritorno del Re. Il 13 dicembre, infatti, debutterà nelle sale Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato, primo di tre film che ci accompagneranno da qui al 2014, rivisitando il libro scritto da John Ronald Reuel Tolkien nel 1937 nel quale si narra l’antefatto della saga.
Ora, i fan di Tolkien sono certo innumerevoli, ma chi non ama il genere fantasy perché dovrebbe provare simpatia per elfi, nani, orchi e armamentario vario? Non è roba da bambini, o al limite da adolescenti? Chi lo pensasse è in buona compagnia. All’inizio, almeno per quanto riguarda Lo Hobbit, era l’opinione anche dello stesso autore, che infatti aveva composto il racconto per intrattenere i quattro figli nelle lunghe serate dell’inverno inglese dopo il tè delle cinque. La vicenda ripercorre l’avventuroso viaggio di Bilbo Baggins al seguito di un gruppo di nani, e di Gandalf lo stregone, alla riconquista del tesoro carpito dal drago Smaug.

Ma i figli crescono, e le storie per le quali pur avevano mostrato interesse perdono presa: così Lo Hobbit – come riporta Humprey Carpenter in J.R.R. Tolkien. La biografia (Lindau 2009) – «ci mancò poco che, seguendo la sorte di altri racconti, non rimanesse incompleto», con gli ultimi capitoli lasciati appena abbozzati. La stesura venne completata solo per le insistenze dell’editore Stanley Unwin e dell’amico di una vita Clive Staples Lewis, l’autore de Le cronache di Narnia e de Le lettere di Berlicche. Fu così che il libro del docente di filologia anglosassone a Oxford vide la luce, ottenendo fin da subito uno straordinario successo di vendite.

Ma se ci si ferma all’idea del «racconto per bambini», dicevamo, si è fuori strada. In real­tà è accaduto per certi versi quanto più di recente è stato possibile osservare con la saga di Harry Potter, dove il tono fanciullesco dell’esordio è andato approfondendosi mano a mano fino al ben più problematizzato settimo volume dell’epilogo. Così Lo Hobbit, al di là della sua genesi «infantile», deve essere letto alla luce de Il Signore degli Anelli, uscito in tre volumi tra il 1954 e il 1955, vera summa nella quale confluiscono in maniera compiuta studi, miti, epiche, passione linguistica, modi di pensare, valori, spiritualità dell’autore. Aiuterà a comprenderlo la modalità di scrittura. Per quanto possa sembrare stupefacente – il mondo della Terra di Mezzo è complessissimo, basti leggere Il Silmarillion –, l’architettura dell’opera narrativa del professore di Oxford è andata costruendosi senza partire da un progetto preciso, anzi con uno stile che fa venire in mente i Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello, come si evince da questa affermazione di Tolkien contenuta in una lettera e riguardante l’«esordio» di un suo protagonista: «Grampasso seduto in un angolo della locanda fu una sorpresa, e non avevo proprio idea, come Frodo del resto, di chi potesse essere».

La circostanza è utile per ribadire quale fosse la finalità del romanzo. Nella medesima missiva – reperibile in La realtà in trasparenza. Lettere (Bompiani 2001) –, Tolkien sostiene di aver stilato il suo libro più famoso «per soddisfazione personale, spinto dalla scarsità della letteratura del genere che a me sarebbe piaciuto leggere. (…) Molte delle persone che hanno apprezzato Il Signore degli Anelli sono state soprattutto colpite dal fatto che fosse una storia avvincente; e con questo obiettivo era stata scritta». Che sia «una storia avvincente» siamo tutti d’accordo, ma – e saranno i suoi estimatori a mostrarglielo – c’è anche ben altro tra le righe dell’opera. Così, quando l’amico gesuita Robert Murray, visionato il dattiloscritto de Il Signore degli Anelli, confida che la lettura gli aveva lasciato una forte sensazione di «una positiva compatibilità con la dottrina della Grazia», e paragonava la figura di Galadriel a quella della Madonna, Tolkien gli risponde: «Tu sei più perspicace, specialmente sotto certi aspetti, di qualsiasi altro, e hai rivelato persino a me stesso alcune cose del mio lavoro. Penso di sapere esattamente che cosa intendi con dottrina della Grazia; e naturalmente con il tuo riferimento a Nostra Signora, su cui si basa tutta la mia piccola percezione di bellezza sia come maestà sia come semplicità. Il Signore degli Anelli è fondamentalmente un’opera religiosa e cattolica; all’inizio non ne ero consapevole, lo sono diventato durante la correzione. Questo spiega perché non ho inserito, anzi ho tagliato, praticamente qualsiasi allusione a cose tipo la “religione”, oppure culti e pratiche, nel mio mondo immaginario. Perché l’elemento religioso è radicato nella storia e nel simbolismo». Prosegue quindi con un fondamentale tratto autobiografico, che suona quasi come una giustificazione oltre che un omaggio alla mamma: «Dovrei essere sommamente grato per essere stato allevato (da quando avevo 8 anni) in una fede che mi ha nutrito e mi ha insegnato tutto quel poco che so; e questo lo debbo a mia madre, che ha tenuto duro dopo essersi convertita ed è morta giovane, a causa delle ristrettezze e della povertà che dalla conversione erano derivate». Non tutti sanno, infatti, che il famoso scrittore era un fervente cattolico, che partecipava quotidianamente all’eucaristia, che venerava in special modo la Vergine Maria, san Giuseppe e l’angelo custode. La sua testimonianza cristiana, ad esempio, fu decisiva perché anche l’amico C.S. Lewis approdasse alla fede.

Un intellettuale cristiano

L'attore Ian McKellen nei panni di Gandalf il Grigio. Foto: Todd Eyre/Warner Bros.Entertainment Inc. and Metro Goldwyn-Mayer Pictures Inc.È così che, sulla scia di padre Murray, tanti studiosi e appassionati hanno cercato di individuare nelle opere di Tolkien le tracce di quella sensazione di «compatibilità con la dottrina della Grazia» che la lettura de Il Signore degli Anelli lascia in ciascuno. Tra questi, padre Guglielmo Spirito, frate conventuale italo-argentino, autore di Tra San Francesco e Tolkien. Una lettura spirituale del Signore degli Anelli (Il Cerchio 2006). «Per comprendere Tolkien – spiega il religioso – bisogna entrare nella sua mentalità affine a quella medievale, nella sua visione simbolica e sacramentale della realtà.

Tutto il visibile, dato che è creato ed è buono, rimanda a un disegno di bontà a favore delle creature che è prettamente corrispondente al racconto biblico. La drammaticità del male dipende da un uso distorto della libertà. Il male è solo distruzione, ma la morte non è l’ultima parola, perché l’esistenza è aperta oltre i cerchi del mondo. C’è sempre una speranza di salvezza globale, anche quando le tenebre si infittiscono. Questa versione è corrispondente alla rivelazione, e plasma l’intero cosmo della Terra di Mezzo, senza che l’autore senta il bisogno di renderla esplicita. Tolkien scrive a partire dalle radici, e noi gustiamo i frutti, ma come avviene nella migliore tradizione medievale, le radici sono in cielo, e i frutti sulla terra».

Ecco perché non si può associare in maniera semplicistica un personaggio a una figura religiosa, come invece siamo autorizzati a fare per il leone Aslan de Le cronache di Narnia, figura di Cristo. Tolkien, a differenza di Lewis, non usò allegorie stringenti e precise. Ciò non toglie che, per esempio, in alcuni tratti della nobile elfa Galadriel, Dama della Luce, possiamo trovare la «radice in cielo» di Maria. E non possiamo non notare che il giorno della sconfitta di Sauron e della liberazione dei popoli che abitano la Terra di Mezzo (ovvero il nostro mondo) è il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione. E viene naturale associare all’Eucaristia il lembas, il «pan di via» elfico che nutre la volontà ancor più che il corpo. «La mente – rifletteva Tolkien – indugia su cose molto elevate anche quando si occupa di cose meno elevate come una storia fantastica».
Al di là delle singole analogie, sono la storia stessa,  i temi e le scelte dei personaggi a svelare i valori di riferimento dell’autore. Emergono le virtù dell’amicizia, della lealtà, della prudenza, dell’obbedienza, dell’amore, della gioia. Ne escono sconfitte la volontà di possesso, di potere, l’orgoglio, l’avidità, la violenza, l’inganno, il fatalismo. E nessuno è «per natura» a prescindere malvagio: addirittura Sauron era uno spirito «angelico» prima di corrompersi fino a diventare l’Oscuro Signore di Mordor. Come del resto anche tutti i «buoni» vivono momenti di tentazione, cadendo in errori anche gravi.

E san Francesco che c’entra? «Il rapporto dell’autore con il mondo francescano – svela fra Spirito – era forte, ma non tanto da poter incidere nella scrittura. Se non in un punto. Nel personaggio di Tom Bombadil si può riconoscere un’affinità con il san Francesco descritto da Chesterton nel suo omonimo saggio, che Tolkien ben conosceva». Padre Guglielmo ha inoltre ricostruito, con l’aiuto della figlia dello scrittore, Priscilla, il soggiorno del professore ad Assisi, nell’agosto del 1955. Ospite delle clarisse del monastero di santa Colette, Tolkien qui ricevette le bozze de Il ritorno del Re, terzo capitolo de Il Signore degli Anelli. Ascoltando il suono delle chiarine (le tipiche trombe medievali), osservando i costumi dei figuranti, vivendo la festa di santa Chiara, dichiarò di sentirsi come a Gondor. Rimase poi particolarmente affascinato da San Damiano e dalla severa chiesa romanica di San Pietro, «che in effetti, oltre che alla sua spiritualità corrisponde al suo immaginario – precisa Guglielmo Spirito –, per quanto concerne le grandi costruzioni di pietra». C’è allora un po’ di Assisi nelle opere di Tolkien? Forse. Ma quel che più conta è che c’è in trasparenza una parte di noi, delle nostre miserie e dei nostri splendori, sia che viviamo ad Assisi, a Gondor, a Oxford, o in qualunque angolo di questa nostra Terra di Mezzo.

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I segreti digitali de “Lo Hobbit”

Una chicca per gli appassionati di cinema ed in particolar modo per chi voglia capire meglio come funzionano gli effetti speciali de “Lo Hobbit”. Alcuni mesi fa la Weta Digital, compagnia occupatasi della realizzazione in digitale del film ispirato alle avventure di Bilbo Baggins, ha realizzato un interessante filmato che mostra le varie fasi di realizzazione degli effetti digitali.

Per leggere l’articolo di theonering.com cliccate qui

Voglia di seconda colazione?

In questi giorni sono state lanciate queste simpatiche magliette adattissime a chi, come gli hobbit, necessita non di una, ma di due colazioni!

Per altre informazioni clicca qui

Monete commemorative della trilogia “Lo Hobbit””

Le poste della nuova Zelanda hanno emesso in questi giorni una serie di francobolli e monete commemorative della realizzazione della versione cinematografica de “Lo Hobbit” di Peter Jackson. I prezzi sono abbastanza ragionevoli ed il prodotto è di garantita qualità; un investimento sicuro per tutti gli appassionati di filatelia e numismatica lettori di Tolkien!

 

A questo link il sito delle poste neozelandesi

Nell’immagine sotto moneta in argento con l’immagine di Bilbo Baggins

Lo Hobbit – Desolation of Smaug

Appena uscito il trailer italiano de “Lo Hobbit- Desolation of Smaug”

Apprezzate, condividete e commentate!

 

 

Tales from the cards

Imazzi di carte speciali hanno esplorato con la loro produzione quasi tutto il mondo della fantascienza, del fantasy, dei manga e non solo. Ogni storia sembra adatta a dare personaggi che si adattino a giochi di ruolo, anche quando questi prendono la forma delle carte.

Sul blog Tales from the cards è possibile trovare una rassegna di carte da gioco per gli appassionati del genere fantasy, in particolare riguardanti i personaggi de lo Hobbit.

Certamente a non tutti i puristi potrebbe piacere la notizia, ma anch’essa fa parte del mondo che comprende Tolkien e le sue opere, o meglio, il mondo delle imitazioni, dei gadgets che, comunque, testimonia la fortuna dei libri del professore.

houses of the dead

Notizie da Peter Jackson sulle ultime riprese de “Lo Hobbit”

Peter Jackson un paio d’ore fa ha postato sulla propria pagina facebook una propria foto con Ian Mckellen nelle vesti di Gandalf, annunciando le ultime riprese de “Lo Hobbit”. Una buona notizia per tutti gli amanti delle versioni cinematografiche delle opere di Tolkien dirette dal regista neozelandese!

Foto: Back on set for our last Hobbit pick ups. Our last ever Tolkien pick ups, in fact. It's going to be an intense few weeks, but we're looking forward to shooting some powerful scenes with our great cast. Our next blog is coming soon!

Back on set for our last Hobbit pick ups. Our last ever Tolkien pick ups, in fact. It’s going to be an intense few weeks, but we’re looking forward to shooting some powerful scenes with our great cast. Our next blog is coming soon!

Pagina facebook di Peter Jackson

Collezionismo di spade?

Hobbit Swords

Al link postato sopra potete trovate un sito di vendita di gadgets de “Lo Hobbit”. La pagina a cui venite reindirizzati riguarda le spade elfiche ritrovate nel covo dei troll; altre pagine vi possono far trovare pipe di Gandalf e Bilbo, ma anche il bastone di Radagast o altre curiosità simili. Se avete soldi da investire, buon divertimento!

Hobbit Sting Sword with Plaque

Keep calm 2.0!

Keep Calm!

Il Vecchio Tobia, tolkien, gli hobbit, la pipa

L’erba pipa, come ogni appassionato di Tolkien deve sapere, è coltivata e fumata dagli Hobbit della contea, ma non dispiace anche agli uomini e agli stregoni. Questo prodotto è l’unica cosa che rende famosa la contea all’estero, che per il resto è semplicemente una terra di cui nessuno si cura veramente.

E’ interessante notare come sia “Il Signore degli anelli” che la Marijuana siano stati conosciuti dal grande pubblico negli anni ’60 e ’70 del novecento. E subito tra i conoscitori di entrambi erano scattati strani meccanismi che associavano il fumare ricreativo di Gandalf all’uso “ricreativo” della di questa droga. Come se non bastasse, molti, dopo aver visto i film di Peter Jackson dal 2001 in poi si sono chiesti cosa sia veramente l’erba fumata da Gandalf in molte scene del film, con la quale riesce anche a creare, dalla pipa, la figura di un galeone in una celebre scena de “La compagnia dell’anello”.

E allora dobbiamo cercare di chiarire cosa sia veramente il nostro “Vecchio Tobia” che tanto ci incuriosisce.

Bisogna proprio partire dalle abitudini di Tolkien per capire come mai egli abbia inventato l’Erba Pipa. L’autore infatti era un fumatore di pipa di tutto rispetto. Esistono molti documenti che testimoniano questo fatto, mostrandolo con in bocca la propria pipa. Inoltre egli si identificava con gli Hobbit, e forse per questo gli sono riusciti così simpatici e paciosi. Diceva spesso di essere un Hobbit di taglia larga!
Dunque come a lui piaceva fumare Tabacco, fece sì che la sua razza preferita della terra di mezzo fumasse la pipa.

Qualcuno potrebbe chiedersi “ma è veramente tabacco quello che gli Hobbit mettevano nelle pipe?”

Se a convincervi non basta il fatto che Tolkien fumasse tabacco, e che l’erba pipa sia semplicemente un “tabacco del fantasy”, dobbiamo analizzare iche ruolo avesse la marijuana quando le opere di Tolkien furono scritte. Se è vero che tale droga è conosciuta da tempi antichissimi, non è probabile che nel contesto sociale dell’epoca degli studi di Tolkien fosse così popolare. Egli probabilmente non la conosceva, pur essendo uno studente, e comunque non avrebbe potuto prevederne la successiva popolarità nel mondo.

 

Se ancora non siete convinti, guardiamo ai fatti. Basta leggere il prologo de “Il Signore degli anelli”, in cui Tolkien parla delle abitudini degli Hobbit, per capire cosa sia veramente l’Erba Pipa.

 “There is another astonishing thing about Hobbits of old that must be mentioned, an astonishing habit: they imbibed or inhaled, through pipes of clay or wood, the smoke of the burning leaves of a herb, which they called pipe-weed or leaf, a variety probably of Nicotiana. A great deal of mystery surrounds the origin of this particular custom, or ‘art’ as the Hobbits preferred to call it.”

Nicotiana” è la parola che costituisce la prova che il professore di Oxford pensasse semplicemente al tabacco, ma preferì dargli un altro nome più consono alle usanze degli hobbit e della contea.

Nelle interpretazioni cinematografiche di Peter Jackson l’interpretazione del fumanre l’erba pipa sembra prendere una piega più “rilassata” e, vagamente, da fumatori di marijuana. Lo si vede ad esempio in alcune scene con Merry e Pipino impegnati a fumare nella trilogia de “Il Signore degli Anelli” o nella scena del primo film de “Lo Hobbit” in cui Gandalf invita Radagast a fumare per rilassarsi. Lo sguardo di Radagast è abbastanza eloquente in merito.

Anche Saruman, che disprezza gli hobbit e cerca di distruggere la contea, apprezza però l’Erbe Pipa e ne fa uso. Nei “Racconti Incompiuti” è Gandalf a darci qualche notizia in merito.

“Both the silence and the smoke seemed greatly to annoy Saruman, and before the Council dispersed he said to Gandalf: ‘When weighty matters are in debate, Mithrandir, I wonder a little that you should play with your toys of fire and smoke, while others are in earnest speech.’

But Gandalf laughed, and replied: ‘You would not wonder, if you used this herb yourself. You might find that smoke blown out cleared your mind of shadows within. Anyway it gives patience, to listen to error without anger. But it is not one of my toys. It is an art of the Little People away in the West  merry and worthy folk, though not of much account, perhaps, in your high policies.’

Quindi esattamente cosa è questa Erba Pipa? In un mondo Fantasy come quello di Arda e della Terra di Mezzo non possiamo identificare cosa sia. Possiamo solo dedurre che Tolkien la attribuì agli hobbit, rednendoli un po’ più simili a sè stesso anche nel carattere di sobri fumatori di pipa.

Detto questo traete pure le vostre conclusioni e criticate pure questo articolo liberamente, ma ricordate: anche Saruman, nemico giurato degli hobbit, in segreto ne apprezzava l’Erba Pipa, da lui acquistata proprio nella contea.

simonebocchetta

Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

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