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Aulë il fabbro

Continua la nostra rassegna sui Valar. Quest’oggi è la volta di Aulë, uno degli otto Aratar.

Egli è detto il Fabbro nelle varie lingue della Terra di Mezzo, ma i Nani lo chiamano anche Mahal, che significa “il Grande”. Questo epiteto, per vari motivi che vedremo i nquesto breve articolo, risulta certamente appropriato al personaggio. Egli è inoltre considerato particolarmente affezionato a tutto ciò che riguarda la terra ed i metalli. Durante la creazione di Arda infatti, Aulë fu per lo più impegnato nella creazione dei continenti e delle montagne. Sue creazioni sono le Due Lampade, che prima dei Due Alberi furono le luci di Arda. Dalle mani di Aulë furono creati anche la catena con la quale venne imprigionato Melkor, Angainor, e i vascelli del Sole e della Luna. In particolare Angainor fu il suo capolavoro e venne chiamata così perchè in Quenya il suo nome significa proprio “colei che opprime”, per il compito che ebbe di tattenere il Signore del male nelle aule di Mandos. Sua sposa è Yvanna Kementàri, di cui abbiamo trattato poco tempo fa.

Il carattere di Aulë è forse il più particolare fra quelli di tutti i Valar, poiché è il più simile a quello di Melkor: a differenza di questi, tuttavia, egli non divenne malvagio. La sua passione per creare cose nuove nel nome di Eru lo spinse ad ideare una propria razza, i Nani, nell’attesa che apparissero i Figli di Ilùvatar. Quest’ultimo però sapeva della creazione della nuova razza, e lo ammonì per la sua opera; mettendolo alla prova, riconosce la sua fedeltà e accetta di avere le creature come figli adottivi, dandogli coscienza e vita. Se infatti non avesse accettato i Nani sarebbero stati semplici fantocci nelle mani di Aulë.

Eru aveva però disposto che gli Elfi sarebbero dovuti essere i primi a giungere in Arda, e quindi ordinò ad Aulë di nascondere i sette Padri dei Nani in luoghi remoti dove avrebbero dovuto attendere un momento più adatto per il loro risveglio. I Nani credono che Aulë riservi un posto anche per loro nelle Aule di Mandos e che, dopo l’Ultima Battaglia, egli li richiamerà a lui per aiutarlo a ricostruire il mondo.

È da notare che Sauron e Saruman, i più forti nemici della Terza Era, erano in origine aiutanti di Aulë, per poi divenire malvagi e bramosi di potere.

Quando gli Elfi giunsero a Valinor, i Noldor furono coloro che più rimasero affascinati dalle arti di Aulë. Feanor fu il suo più grande allievo, che grazie ai suoi insegnamenti raggiunse le più alte vette dell’arte creando i Silmaril, le tre preziose gemme al centro di tutta la narrazione del Silmarillion. Durante l’Esilio dei Noldor, quelli che ritornarono in Valinor seguendo Finarfin chiamarono se stessi Aulendur, Seguaci di Aulë.

 

Ulmo, signore del mare

Continua la rassegna sui Valar e le Valier che da una settimana ci fa conoscere questi bellissimi personaggi del Pantheon di Arda. Quest’oggi è la volta di Ulmo, altro importante personaggio del Silmarillion.

Ulmo, come gli altri Valar, compare nel Silmarillion, il libro composto di cinque racconti sull’origine del mondo di Arda che non fu pubblicato da Tolkien, ma che uscì postumo ad opera del figlio Cristopher. Nelle altre opere i Valar ed Illuvatar non sono quasi mai nominati, proprio perchè intelligentemente Tolkien, fortemente cattolico, non volle inserire una scontata apologia dell’esistenza di Dio nella propria opera. Questa presenza sarebbe stata tanto banale quanto più esplicitata. Il professore optò invece per rendere la presenza di Illuvatar e dei suoi “angeli” molto più nascosta e discreta. Fatta questa premessa, parliamo di Ulmo.

Ulmo deriva dalla lingua quenya; in particolare dal nome Ulubôz, Ullubôz, connesso col verbo ulya (versare) ed il suffisso –mo (indicante l’agente). Significa quindi “colui che versa”; l’etimologia sembra calzante poichè Ulmo è il Vala che presiede ai mari ed agli oceani.

In ordine di importanza Ulmo è il terzo vala per maestosità e potenza, dopo Manwë, al quale è legato da forte amicizia, e Varda. Al contrario odia ed è odiato da Melkor, signore del male, il quale rifugge il mare che non può essergli asservito in  alcun modo. Il padrone dei mari non dimora a Valinor (le terra al di là del mare) dopo il suo arrivo in Eä, ma preferisce la compagnia degli esseri acquatici, i mari ed i fiumi della terra di mezzo. Il suo palazzo, Ulmonan, è situato sul fondo di Ekkaia, il “mare circondante” (vedi a questo link ).  Per il fatto di essere padrone di tutte le acque Ulmo si mantiene in contatto con tutta Arda fino a sapere più cose di Manwë sull’andamento del mondo. Per questo si dice che egli viva nelle vene del mondo.

Raramente Ulmo si riunisce con gli altri Valar nel Mahanaxar, l’anello del destino, sede delle adunanze degli esseri celesti inviati da Illuvatar. Interviene solo se convocato in situazioni critiche (le circostanze riguardanti Melkor ad esempio) e pochissime volte si mostra come un essere antropomorfo. La sua forma potrebbe terrorizzare qualsiasi uomo o elfo, poichè egli si presenta come una gigantesca onda, rivestito di una scintillante armatura verde mentre suona i grandi Ulunùri, i suoi giganteschi corni. Il suo carro, come quello di molte creature acquatiche della mitologia o delle antiche saghe, è trainato da un’otaria e da un narvalo, gli unici animali che con la balena di Uin vivono nel grande oceano esterno.

Ulmo ha un vassallo, Ossë, marito di Uinen, i quali sono tra i Maiar più conosciuti (Ainur di grado minore entrati in Ea per aiutare i Valar ed associati ad alcuni in particolare). I due sono più volte utili ad Ulmo per conoscere più da vicino Elfi e uomini.

Ulmo è da sempre amante degli Elfi, e si oppone al disegno di Oromë (il Vala che assitette al risveglio degli Elfi) di portare questi ultimi su Aman. Ebbe un ruolo importantissimo nella caduta di Melkor, avendo consigliato la costruzione di Gondolin e Nargothrond (due importanti fortezze). Appare a Tuor sulla riva del mare (vedi immagine), consegnandogli un messaggio per la fortezza di Gondolin, in veste di messaggero. In tal modo sarà anche la causa del matrimonio tra Tuor ed Idril (figlia di Turgon, signore di Gondolin), i quali genereranno poi Eärendil il Beato, causa ultima della caduta di Melkor. Elwig, moglie di Eärendil, viene salvata da Ulmo durante il saccheggio dei porti di Sirion; questo le permetterà di portare un Silmaril al marito. La gemma sarà indispensabile ad Eärendil per raggiungere Valinor, il reame beato dei Valar, per chiedere aiuto contro Melkor ed ottenere il loro intervento salvifico. Inoltre si fece protettore della causa di Eärendil difendendolo dalla potenziale ira di Mandos, il giudice; questi infatti è il vala che, per volontà di Eru, impersona la giustizia, ed è noto per la propria intransigenza.

Si capisce bene dunque anche il ruolo di Ulmo alle origini e nella storia della terra di mezzo. Una sorta di Poseidone di Arda, ma con qualità angeliche e di coadiutore del bene e della sua causa nelle vicende del mondo e nella lotta contro il male e Melkor. Una figura certamente particolare ma che non manca di suscitare una certa simpatia.

Alcune curiosità sulla figura di Ulmo

Ulmo possiede gli Ulumúri, corni di foggia insolitaa, perché costituiti di molte conchiglie a spirale ed appuntite, tenute assieme da argento fuso e collegate ad un’imboccatura di madreperla e rare perle nere. A partire dalla preziosa imboccatura, lo strumento si ramifica in sette corni, ognuno di lunghezza, larghezza e timbro diversi.

Gli Ainur, gruppo progressive rock italiano, hanno composto un brano intitolato Ulmo’s Voice, contenuto nel loro primo disco From Ancient Times del 2006. Il brano narra di Ulmo, signore delle acque, fattosi presente nei pensieri di Finrod e Turgon, mentre mostra loro le future roccaforti di Gondolin e Nargothrond.

Valar e Valier

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Dopo aver scritto qualche giorno fa un posto riguardo a Eru Illuvatar ho deciso di procedere sistematicamente nella presentazione dei personaggi di Arda, partendo dai più potenti e gloriosi, i Valar.

Nell’universo di Arda essi occupano un posto di tutto rispetto, essendo le creature più vicine a Eru Illùvatar e coloro che, nella grande sinfonia cosmica, ognuno al proprio posto e cantando la propria parte di armonia, sono preposti a dare forma al mondo. Questi esseri compaiono nel Silmarillion, alle prime righe. Vivono a Valinor, le terre al di là del mare, e sono annoverati tra gli Ainur (che in Quenya significa “i primi”). Appunto tra gli Ainur, i Valar sono coloro che hanno deciso di vivere in Ea.

Per precisare ulterirmente i termini prima di proseguire bisogna sapere che Ea è l’universo inteso come “ciò che è”. “Ea” infatti è la parola pronunciata da Illùvatar per creare il mondo, ed in Quenya significa “Sia!”. Gli Ainur dunque, dopo il comando di Illùvatar stesso, eseguirono la grande sinfonia della creazione, narrata nell’Ainundale, coadiuvandolo nel dare forma al creato.

I Valar furono gli Ainur che scelsero di abitare in Ea, e sono gli esseri in essa più potenti e gloriosi, facendo parte dei “primi”. Essi compirono questa scelta dopo aver preso parte alla visione di Illuvatar stesso durante la grande musica degli Ainur, nella quale poterono fare esperienza della visione del mondo creato da questa e dei figli di Illùvatar, da lui pensati fin dal principio. Essi furono ideati da Tolkien come un contraltare agli dei del bacino mediterraneo, per creare con essi un ciclo di mitologia nordica. Dai “cugini” mediterranei tuttavia essi raccolgono alcune caratteristiche (essere cacciatori, piuttosto che amanti della natura e di ciò che cresce, piuttosto che degli animali ecc.). Una importante differenza sta nel fatto che essi sono soggetti ad una “divinità” unica, che porta inequivocabilmente i tratti del Dio cristiano. Illùvatar è infatti sommamente saggio, lungimirante, onnipotente.

Tra gli Ainur, come noto, Morgoth (o Melkor) rappresenta invece in sostanza il maligno. Egli non volle sottostare al comando di Illuvatar e, per tracotanza, decise di cantare un proprio tema musicale che Illuvatar cercò più volte di correggere ma che alla fine lo costrinse ad allontanare questa malvagia e potentissima personalità. Dalla visione dei figli di Illuvatar egli fu sempre invidioso nei loro confronti, le creature predilette di Eru Illùvatar, e cercò sempre di distruggerli. Proprio al suo potere sarà soggetto Sauron, l’antagonista principale del bene nel “Signore degli Anelli”.

Date queste principali notizie sui Valar inserisco qui una lista degli Aratar, i Supremi di Arda, che sono i Valar più importanti e rappresentativi. Solitamente Melkor/Morgoth è tolto dal novero, facendo sì che essi passino da nove ad otto. Nei prossimi giorni tratterò in una rubrica apposita di ognuno di loro, delle sue caratteristiche e delle sue vicende, sperando che essa venga apprezzata, condivisa e commentata!

Lista dei Valar e delle regine dei Valar (o Valier)

  • Manwë detto Súlimo, Re dei Valar, Supremo Sovrano di Arda, Signore dell’Aria;
  • Ulmo, Re del Mare, Signore delle Acque;
  • Aulë detto Mahal ovvero il Fabbro, Signore della Terra;
  • Oromë detto Aldaron, il Grande Cavaliere, Signore delle Foreste;
  • Námo detto Mandos, il Giudice, Signore della Morte e del Destino; fratello maggiore di Lòrien, risiede nelle Aule di Mandos
  • Irmo detto Lórien, Signore del Desiderio; fratello minore di Námo (o Mandos), e insieme sono indicati come Fëanturi (“I Signori degli Spiriti“). Di solito viene chiamato Lórien, dal luogo dove dimora, ed i suoi giardini che in Lórien sono situati, sono i più belli di tutta Arda. È il Signore delle Visioni e dei Sogni e il suo nome significa “Desiderante” o “Signore del Desiderio”.
  • Tulkas detto Astaldo, il Valoroso, il Campione di Valinor, Signore della Guerra
  • Melkor detto Morgoth, Oscuro Signore, Fiamma di Udun, Creatore del Male, Signore del Fuoco

Le Regine dei Valar (Valier)

  • Varda detta Elentári, Signora delle Stelle; sposa di Manwe Sùlimo
  • Yavanna detta Kementári, Palúrien, Dispensatrice di Frutti, Regina della Terra; sposa di Aulë
  • Nienna, Signora della Tristezza; è stato il suo pianto ad ispirare negli altri Dei misericordia verso i mortali
  • Estë la Guaritrice, Signora della Pace. Il suo nome significa riposo. Suo sposo è Irmo, e vive con lui nei giardini di Lórien in Valinor. Durante il giorno non cammina, ma riposa nell’isola del lago Lórellin. Dalle fontane di Irmo ed Estë chiunque abiti in Valinor può rinfrescarsi;
  • Vairë la Tessitrice, Signora della Storia; sposa di Mandos, tesse continuamente delle tele che raffigurano tutta la storia del mondo;
  • Vána la Sempregiovane, Signora della Primavera; sorella di Yavanna e sposa di Oromë. Al suo passaggio i fiori si aprono e gli uccelli cantano allegramente.
  • Nessa la Danzatrice, Signora della Femminilità; è nota per la sua velocità e la sua agilità, per la sua capacità di comunicare con i cervi che la seguono tra la natura e per il suo amore per la danza nelle terre sempreverdi di Valinor; sposa di Tulkas. È anche nota per la sua bellezza pura e per l’amore che suscita il suo sguardo.

 

Ombromanto

Tra i personaggi più eleganti e nobili del mondo di Arda certamente i cavalli meritano un posto di tutto rispetto. Essi sono al centro della vita di un intero popolo (gli abitanti di Rohan) che è detto proprio a motivo di questo rapporto speciale il popolo dei “signori dei cavalli”.

 

Il più potente di questi animali è Ombromanto, il più grande di tutti i Principi dei cavalli (Mearas). Egli viene domto da Gandalf e a malincuore donatogli da re Théoden. Secondo le leggende i Mearas vengono portati nella Terra di Mezzo da Orome (il Vala cacciatore che soprì gli Elfi al loro risveglio) da Valinor alla Terra di mezzo. Il primo dei Mearas ad essere ricordato per le se gesta fu Félaròf, il cavallo di Eorl il Giovane. Eorl fu il primo re di Rohan

Español: Bandera de Rohan, reino de la Tierra ...

Español: Bandera de Rohan, reino de la Tierra Media de J. R. R. Tolkien. (Photo credit: Wikipedia)

e regnò dal 2510 al 2545 della Terza Era. Fu il vero eroe della battagli dei Campi del Celebrant, combattuta dal regno di Gondor; in tale occasione il suo arrivo fu inaspettato e provvidenziale. Per l’aiuto dato a Gondor gli furono donate tutte le terre del Calenardhon da Cirion, uno dei sovrintendenti di Gondor. Proprio in queste terre Eorl il Giovane (questo aggettivo gli veniva per la tenera età in cui si trovava a questi avvenimenti, appena sedici anni) condusse la migrazione della sua gente  creando il reame di Rohan, e diventandone primo Re. In seguito formulò il Giuramento di Eorl a Cirion

. Il suo destriero fu appunto Félaròf, che in realtà fu un cavallo difficile da domare. Il padre di Eorl, Lèod, tentò infatti di addomesticare lo stallone, ma questi, imbizzarritosi, lo gettò su uno sperone di roccia, uccidendolo.

Eorl inseguì a lungo l’animale e, raggiuntolo, non lo uccise, ma lo domò e lo nominò Flagello. Da quel mometo la stirpe di Félaròf non accettò altri padroni che la casa di Eorl, fatta una unica eccezione per Ombromanto.

 

Infatti ques’ultimo, discendente di Félaròf, fu dello stesso carattere indoabile finchè non conobbe Mitrandir (Gandalf)

 

Ian McKellen as Gandalf in Peter Jackson's liv...

Ian McKellen as Gandalf in Peter Jackson’s live-action version of The Lord of the Rings. (Photo credit: Wikipedia)

che lo ebbe in prestito per alcuni mesi, e poi in dono. Le uniche persone che poterono cavalcare Ombromanto oltre allo stregone furono Peregrino Tuc e il nano Gimli durante un breve periodo durante la guerra dell’Anello. Tuttavia in entrambi i casi fu Gandalf stesso a tenere le redini del cavallo. Inoltre egli non lo sellò mai, ma lo cavalcò sempre a pelo. Ombromanto fu un cavallo seza paura ed il più veloce della Tezza di Mezzo.

 

Alla fine della guerra dell’Anello egli raggiuinse Valinor assieme al suo padrone, secondo le indicazioni date da Tolkien in un epilogo postumo al romanzo ed in alcune lettere. Nel “Signore degli anelli” lo troviamo solo accennato come un grande “cavallo grigio” accanto a Gandalf ai porti grigi prima della partenza. Un altro accenno a questo lo si trova nel capitolo “Il cavaliere bianco”, quando Gandalf promette che Ombromanto e lui non si separeranno più.

 

Tutti ricorderanno la splendida interpretazione di Ombromanto data da Peter Jackson nei suoi film, dove il cavallo è interpretato da due stalloni andalusi.

Ombromanto nel film Le due Torri di Peter Jackson

 

E.L.F.

Con il primo post di oggi torniamo ad occuparci di lingue tolkieniane. Saltando di link in link e di sito in sito ho trovato qualcosa di interessante. Il sito della E.L.F. (Elvish Linguistic Fellowship), che si autodefinisce come un gruppo specialistico di studio appartenente alla Mythopoieic Society, la quale si occupa dello studio e della diffusione dell’opera degli Inklings (il circolo letterario dell’università di Oxford di cui fece parte anche Tolkien).

Il sito, molto ben organizzato, è in lingua inglese e porta sul web l’opera di questo gruppo di studiosi che, oltre ad occuparsi delle lingue di Arda, portano sul mercato pubblicazioni come volumi e alcune riviste (Vinyar Tengwar, Parma Eldalamberon ). Il gruppo cura anche il giornale on line Tengwestië.

Con un menù ben organizzato il sito offre la possibilità non solo di accedere a studi sulle lingue Tolkieniane, ma anche di accostarsi alle lingue che il professore utilizzò per costruirle. Ad esempio molto ampia è la sezione dedicata all’indo-europeo, al Greco, al Latino, alla storia della lingua e alla linguistica generale. Sono certamente strumenti un poco specialistici ma utili per chiunque voglia accostare con serietà questo vero e proprio universo.

Si trovano poi le sezioni dedicate alle tre riviste, una espressamente creata per gli errata corrige, e il link per il giornale on line Tengwestie (il nome in Quenya sta per “lingua”).

Altro link interessante è quello che conduce alla pagina della mailing list intitolata Lambengolmor.

A tutti gli appassionati di Elfico auguro buona lettura!

 

Tom Bombadil: l’innocenza in Arda

Fin da quando ho letto per la prima volta “Il Signore degli anelli” ho provato grande curiosità per il personaggio di Tom Bombadil. Tolkien non ci dice quale sia la sua vera essenza; potrebbe essere un uomo, uno spirito delle foreste o altro ancora. Tuttavia il dubbio rimane. Sicuramente è una immagine dell’innocenza, che non è minimamente interessata dall’anello e dal potere, ma che proprio per il suo non avere coscienza del potere dell’anello, è inadeguata a portare a termine il compito di distruggerlo. Allo stesso tempo c’è chi lo interpreta come un alter ego di Tolkien in Arda o in altri modi. Sebbene queste  discussioni a volte lascino il tempo che trovano o spesso non siano troppo attendibili, è lecito porsi la domanda su chi sia veramente Tom Bombadil. Sul sito What is Tom Bombadil? potete trovare alcuni saggi e informazioni su questo personaggio molto particolare ma allo stesso tempo innocente e amabile dell’opera di Tolkien. Buona lettura!

Eru Ilùvatar

« In principio esisteva Eru, l’Uno, che in Arda è chiamato Ilúvatar; ed egli creò per primi gli Ainur, i Santi, rampolli del suo pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altra cosa fosse creata. »
(J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion: Ainulindalë.)

Eru (in Quenya Colui che sta Solo) – detto anche l’Uno, che in Arda è chiamato spesso Ilúvatar (Padre di Tutto), è il nome che, nella sua mitologia, J.R.R. Tolkien dà a colui che può essere definito come l’equivalente letterario del Dio ebraico-cristiano, l’Essere Supremo, il creatore di tutte le cose, in particolare degli Ainur (esseri spirituali equiparabili per certi versi agli dei pagani e per altri agli angeli ebraico-cristiani) e dell’universo (, di cui Arda è una parte), sebbene pure gli Ainur abbiano una loro parte nella creazione. Eru riveste un ruolo importante nelle storie narrate ne Il Silmarillion ma non è menzionato per nome nei romanzi più famosi di Tolkien, Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli (a lui ci si riferisce come l’Uno nella parte dell’Appendice A di quest’ultimo dove si parla della caduta di Númenor).

« « Chi era Ilúvatar? » chiese Eriol. « Uno degli Dèi? »

« No, non lo era – rispose Rúmil – perché li creò.

Ilúvatar è il Signore per Sempre che risiede oltre il mondo;

che lo plasmò e non è in lui o da lui formato, ma lo ama. » »

(J.R.R. Tolkien, The Book of the Lost Tales – Part I [Racconti ritrovati, Bompiani, 2002].)

La figura di Eru si rifà ai tratti del Dio cristiano: onnipotente, onnisciente e incommensurabilmente saggio. Secondo questa stessa concezione Eru quasi mai interviene in modo diretto e visibile nelle vicende del mondo: in esso Bene e Male coesisteranno fino alla fine di Arda. Tutto ciò può essere ricondotto al concetto di libero arbitrio, il cui rispetto (sia dal punto di vista dei singoli abitanti di Arda, sia dal punto di vista delle forze che agiscono nel mondo) richiede agli stessi Valar di porsi al di fuori delle vicende della Terra di Mezzo.
Ilúvatar intervenne direttamente solo all’atto dello sprofondamento di Númenor, su richiesta dei Valar.

Gli Elfi e gli Uomini furono creati direttamente da Eru, senza l’intervento degli Ainur, e sono infatti chiamati Figli di Ilúvatar (Eruhini), che da lui vennero animati con la Fiamma Imperitura.

Eru dispose che gli Elfi sarebbero venuti per primi in Arda: sarebbero stati immortali, più saggi, belli e sapienti, ma in un certo qual modo incapaci di pensare e agire volontariamente per il male; gli Uomini avrebbero avuto il pieno controllo della loro vita e sarebbero stati assoggettati alla morte. Questo non significa che gli Elfi non avessero il libero arbitrio, ma che per la loro bontà radicale avessero quasi difficoltà a concettualizzare il male, al contrario degli Uomini che invece potevano essere buoni o malvagi a seconda delle loro ispirazioni e inclinazioni. Così, mentre gli Elfi continuavano a vivere, seppur potessero venire uccisi o perire per una intensa sofferenza affettiva (continuando però dopo la morte ad alloggiare nelle Aule di Mandos, all’interno di Eä, fino ad eventuale reincarnazione), invece gli Uomini morivano davvero, abbandonando Eä, e non ritornavano. La morte degli Uomini era un Dono di Iluvatar, il quale voleva liberare gli umani dal destino dell’ universo.

I Nani furono invece “adottati” da Eru, perché vennero creati da Aulë ma vennero accettati e animati da Eru. Gli animali e le piante furono probabilmente plasmati dagli Ainur dopo i temi esposti da Eru durante la Musica degli Ainur, anche se questo è dubbio nel caso di animali che mostrano sapienza, come nel caso di Huan, o delle Aquile di Manwë.

Tolkien sapeva che Eru non era una “divinità fantastica” ma era soltanto un modo per rappresentare Dio, con un nome di una lingua inventata, anche se in un contesto mitologico o fantastico. In una bozza di una lettera del 1954 a Peter Hastings, direttore della Newman Bookshop (una libreria cattolica di Oxford), Tolkien difese gli aspetti non ortodossi all’interno della sua mitologia, come un’esplorazione dell’infinito “potenziale di varietà” di Dio. Hasting scrisse:

(EN)

« God has not used that device in any of the creations of which we have knowledge, and it seems to me to be stepping beyond the position of a sub-creator to produce it as an actual working thing, because a sub-creator, when dealing with the relations between creator and created, should use those channels which he knows the creator to have used already. »

(IT)

« Dio non ha usato questo strumento in nessuna delle sue creazioni di cui abbiamo conoscenza; e mi pare sia al di fuori delle possibilità di un sub-creatore il fatto di produrlo come cosa funzionante; perché un sub-creatore, quando si occupa delle relazioni fra creatore e creato, dovrebbe usare solo quei canali che sa essere già stati usati dal creatore. »

La risposta di Tolkien contiene una spiegazione della sua opinione circa la relazione tra la Creazione (divina) e la sub-creazione (umana):

(EN)

« We differ entirely about the nature of the relation of sub-creation to Creation. I should have said that liberation ‘from the channels the creator is known to have used already’ is the fundamental function of ‘sub-creation’, a tribute to the infinity of His potential variety […] I am not a metaphysician; but I should have thought it a curious metaphysic — there is not one but many, indeed potentially innumerable ones — that declared the channels known (in such a finite corner as we have any inkling of) to have been used, are the only possible ones, or efficacious, or possibly acceptable to and by Him! »

(IT)

« Siamo su posizioni completamente diverse per quanto riguarda la natura della relazione della sottocreazione con la Creazione. Io avrei detto che liberarsi da “quei canali che sa essere già stati usati dal creatore” sia una funzione fondamentale della “sotto-creazione”, un tributo all’infinito della sua potenziale varietà […] Non sono un metafisico; ma avrei ritenuto piuttosto curiosa una metafisica — e non ce n’è una, ma potenzialmente un numero innumerabile — che dichiari che i canali noti (nel finito angolo di cui siamo consapevoli) per essere stati usati siano gli unici possibili, o efficaci, o potenzialmente accettabili per e da Lui! »

Hastings aveva anche criticato la descrizione di Tom Bombadil di Baccador: “Lui è”, dicendo che sembrava implicare che Bombadil fosse Dio.

Tolkien così rispose:

(EN)

« As for Tom Bombadil, I really do think you are being too serious, besides missing the point. […] You rather remind me of a Protestant relation who to me objected to the (modern) Catholic habit of calling priests Father, because the name father belonged only to the First Person. »

(IT)

« Per quanto riguarda Tom Bombadil, penso davvero che lo prendiate troppo sul serio, e perdiate di vista il punto […] Mi ricordate di un conoscente protestante che criticava il costume cattolico (moderno) di chiamare “padre” i preti, per il motivo che il nome di padre appartiene solo alla Prima Persona »

Il titolo il Padre di Tutto fa pensare che sia preso in prestito dal dio Odino della mitologia norrena, benché anche il Nuovo Testamento si riferisca a Dio come l’unico Dio e Padre di tutto. Tolkien, da cattolico e studente della mitologia del nord Europa, fu probabilmente influenzato da entrambe le fonti. Siccome Tolkien fu educato intensamente riguardo alla mitologia finnica, non sorprenderebbe se il nome Ilúvatar fosse derivato da Ilmatar, uno dei primi spiriti della creazione.

Bisogna notare che nelle versioni più antiche della storia della Terra di Mezzo il nome Ilúvatar significava “Padre del cielo“, ma questa etimologia venne abbandonata in favore del nuovo significato in revisioni successive. Ilúvatar è anche l’unico nome di Dio usato nelle prime versioni – Eru infatti appare per la prima volta negli Annali di Aman, pubblicati nel volume X di The History of Middle-earth, intitolato Morgoth’s Ring, attualmente inedito in Italia.

Le lingue per Tolkien: molto più di un hobby!

Oggi sulla vetrina di wikipedia trovate esposta la voce “Quenya”, riguardante una delle più famose lingue create da J. R. R. Tolkien. La ripropongo in parte qui invitandovi ad approfondire l’argomento molto interessante. Aggiungo solo che il creare lingue riferibile al nostro autore preferito non fu solo un esercizio di stile o un hobby. Il codificare un sistema linguistico e fonetico era funzionale all’operazione che il professore portò avanti per tutta la vita nel cercare di creare un grande ciclo di saghe su modello dei cicli nordici, che egli sapientemente usò per creare le proprie opere ed i propri personaggi. Tolkien dovette inventare delle lingue appositamente per i propri racconti perchè la fonetica e il modo di “dire le cose” non era estraneo al “narrare sapienziale” dell’autore, che in questo rispecchia l’operazione fatta dal mito o dai redattori biblici, ma anche da motlissimi altri autori lungo la storia dell’umanità. Tutti questi sembrano motivi validi per conoscere meglio le lingue e gli idiomi tolkieniani.   

Qui di seguito la voce di wikipedia

« Elen síla lúmenn’omentielvo » « Una stella brilla sull’ora del nostro incontro »
(J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, La Compagnia dell’Anello, Libro I, Capitolo III, p. 119)

Il quenya (IPA: /ˈkʷɛnja/)[1] è una lingua artificiale di Arda, l’universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien. Denominato qenya fino alla seconda metà degli anni quaranta,[2] venne sviluppato ininterrottamente a partire dal 1912 fino alla morte del suo creatore.

Parlato dalle razze elfiche dei Noldor e dei Vanyar, che raggiunsero Valinor e poi migrarono verso la Terra di Mezzo, il quenya è un idioma fittizio ma grammaticalmente e storicamente realistico. Originario di Aman, sarebbe poi stato sviluppato dagli Eldar sulla base di una lingua precedente, denominata eldarin comune, mantenendo ancora tutte le caratteristiche principali del primo linguaggio elfico.[3]

Quest’idioma, come gli altri linguaggi ideati da Tolkien, è il risultato di processi linguistici “graduali” comuni a tutte le lingue elfiche, con le quali infatti condivide buona parte del lessico, della grammatica e della fonologia.[4] All’interno di Arda questa lingua, nonostante la sua “fama” di lingua letteraria,[5] venne presto soppiantata dal Sindarin, rimanendo in uso solo presso i più colti o come lingua scritta.[6]

Essendo stata creata puramente per scopi artistici, questa lingua non ha tuttora regolazioni ufficiali, nonostante ci siano molte fonti e siti considerati autorevoli dagli esperti e dagli appassionati della lingua. Tuttavia buona parte del lavoro svolto da Tolkien è inedito.

Da un punto di vista grammaticale la lingua ha un complesso sistema flessivo, basato principalmente sul finlandese,[7] e un gran numero di affissi e prefissi. Da un punto di vista fonetico, invece, la lingua è molto simile al latino e alle lingue romanze, in particolare spagnolo e italiano.[8]

Qui la voce completa di wikipedia

 

Tolkien Gateway

http://www.tolkiengateway.net è il sito in lingua inglese più completo per quanto riguarda il mondo di Arda, i suoi abitanti, la sua cronologia, ecc. Il portale offre attraverso una grafica chiara e semplice, la possibilità di accedere alle varie sezioni (forum, community, ecc), compresi i moltissimi articoli sui personaggi, sulle date di Arda e gli anniversari tolkieniani del giorno. Assolutamente da vedere se si vuole approfondire il mondo tolkieniano!

simonebocchetta

Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

The Flame Imperishable

A blog about Tolkien, St. Thomas, and other purveyors of the Philosophia Perennis.

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