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Ambizioni

Non ridere! Ma una volta (la mia cresta si è comunque abbassata da tempo) avevo in mente di creare un corpo di leggende più o meno interconnesse tra loro che spaziassero dalle vastità della cosmogonia alla fiaba romantica […] e che io potessi dedicare semplicemente all’Inghilterra, al mio paese.

dalla lettera 131 di J.R.R. Tolkien, indirizzata all’editore Milton Waldeman

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Il “quartiere di mezzo”

A volte si fanno scoperte interessanti, e si capisce che la Terra di Mezzo non sta solo nei racconti del professore. Una città dei Paesi Bassi, Geldrop, ha dedicato tutto un quartiere ai nomi dei personaggi e dei luoghi di Arda. Un Album pubblicato su facebook ci testimonia i nomi delle vie con queste curiose fotografie. A chi non piacerebbe abitare in via Aragorn o in piazza Bofur?

Oromë

Dopo alcuni mesi di pause riprende la nostra rubrica sui valar, le valier, la loro storia ed i loro nomi. Per le puntate precendenti potete consultare la pagina “Personaggi di Arda”.

Il Valar che oggi presentiamo è la figura di Oromë il cui nome in lingua Quenya significa “Corno Suonante” e che è conosciuto e nominato anche come Aldaron, Araw, Béma, Tauron, Il Grande Cacciatore, Il Grande Cavaliere e Signore di Foreste.

Durante l’epoca dei due alberi, nella quale molti dei Valar si ritirarono a Valinor, in Aman, dalla terra di mezzo, egli continuò la propria vita nelle forsete; così fu egli lo scopritore degli Elfi al loro risveglio a Culviénen.

Viene considerato fortissimo tra i cacciatori e fu impegnato nella lotta contro Morgoth; porta sempre con sè un grande corno da caccia, il Valaròma, capace col proprio suono di atterrire tutte le creature al servizio di Morgoth. Lo accompagna sempre il suo fedele destriero, enorme per la sua taglia, Nahar, dal manto bianco più della neve di giorno e grigio argento di notte, con zocoli dorati.

Oromë è fratello di Nessa e sposo di Vana.

Yvanna Kementàri, dispensatrice di frutti

La nostra conoscenza dei principali Valar dimoranti in Valinor si arricchisce oggi con una figura che risulta di particolare interesse e bellezza; essa è una sorta di minerva della terra di mezzo, ovvero Yvanna Kementàri. Con le figure di ManweVarda Elentàri e Ulmo, viste in precedenza, Yvanna è tra le Valier (femminile di Valar nda) più potenti ed importanti per l’origine del mondo, per la cosmogonia e la storia dei tempi remoti.

La dispensatrice di frutti, come viene chiamata, è particolarmente legata alla vala Vána, della quale nel Silmarillion è detta sorella, ed allo stesso tempo nel pensiero di Illuvatar è sposa di Aulë, il responsabile della creazione dei Nani.

Il nome di Yvanna etimologicamente in Quenya significa appunto “dispensatrice di frutti”, ma le è solitamente apposto anche l’epiteto Kementári, ovvero “regina della terra”. Entrambi i suoi nomi drivano dalle sue qualità per le quali crea e fa crescere piante e frutti. Un altro nome con cui è indicata è Palùrien.

La vicenda di Yvanna è legata alla creazione dei due Alberi. Questi ultimi furono creati dal canto di Yvanna dopo l’arrivo dei Valar a Valinor; crebbero così Telperion (argenteo) e Laurelin (aureo). Telperion (detto anche Silpion e Ninquelótë) era considerato maschio, e di età maggiore, in quanto giunse per primo nel pieno del suo sviluppo; mentre Laurelin (detta anche Malinalda e Culúrien) femmina e di età minore. Gli Alberi erano crebbero, secondo la storia, sulla collina di Ezellohar, alla presenza di tutti i Valar. Questa fu l’opera più bella e feconda di Yvanna; due alberi che erano allo stesso tempo fonte di luce, argentea o dorata. La rugiada di entrambi era raccolta da Varda come sorgente di luce o acqua.

La luminescenza di ciascun albero si alternava a quella dell’altro: in sette ore ogni albero raggiungeva il massimo splendore per poi diminuire, e un’ora prima che lo splendore di un albero cessasse, l’altro iniziava a emanare luce. Telperion cessava di splendere alla sesta ora, e Laurelin alla dodicesima. Un “giorno” scandito dalla luce degli Alberi durava quindi dodici ore. C’era quindi due volte al giorno un’ora, contemporaneamente di “alba” e di “tramonto”, in cui le luci di entrambi gli alberi erano tenui e si fondevano armoniosamente insieme.

Tuttavia Melkor, invidioso della bellezza creata da Illuvatar, dagli Ainur e dai Valar, si alleò con il ragno gigante Ungoliant (la progenitrice della razza dei ragni giganti, inclusa Shelob) per annientare Telperion e Laurelin. Fu proprio Melkor a colpire i due Alberi, circondato dalla tenebra assoluta, mentre Ungoliant ne divorava la linfa e la luce, fino a lasciarli avvelenati e privi di vita.

Per Yvanna fu impossibile creare altri due Alberi. Per rimediare in parte alla devastazione di essi con il suo canto, aiutata dalle lacrime di Nienna (già servite in precedenza durante la prima cresita dei due Alberi) riuscì in parte a resuscitarli. Tuttavia gli sforzi valsero solo a far fiorire gli ultimi due fiori delle due piante, uno per ciascuna. Mentre le spoglie dei due alberi venivano lasciate a perenne memoria della felicità perduta sulla collina sulla quale erano nati, i fiori vennero affidati a mani che ne facessero buon uso. Il fiore di Telperion venne affidato al Maiar (un Ainur minore, come Gandalf, Radagast e Saruman) Tilion, e divenne Isil – la Luna – mentre il frutto di Laurelin venne consegnato alla Maiar Arien e divenne il Sole. Questo è il motivo per cui nel Signore degli Anelli “Sole” è considerato di genere femminile, mentre “Luna” è maschile (da notare che tale genere si riscontra anche nella mitologia nordica con gli dei Sòl e Máni).

Sebbene non fosse riuscita a ricreare i due bellissimi alberi Yvanna su modello di Telperion creò Galathilion, che venne donato agli elfi di Valinor e piantato in Tirion. Da questo albero discese poi Celeborn di Tol Eressëa, dal quale discende Nimloth, l’albero bianco di Numenor, da un suo pollone, salvato da Isildur alla distruzione di Numenor, l’Albero bianco di Gondor, simbolo del potente reame degli uomini.

Tornando per un attimo allo sposo di Yvanna, Aulë, del quale parleremo più ampiamente in un prossimo articolo, dobbiamo anche vedere la vicenda della creazione dei Nani. Per il proprio carattere Aulë fu portato a creare, come ogni Vala; tuttavia egli si spinse ad imitare fortemente Eru Illuvatar e, andando oltre le proprie prerogative, formò i nani. Illuvatar, conoscendo la creazione di Aulë lo mise alla prova e lo rimproverò fortemente. Aulë decise così di distruggere le proprie creature ma, proprio sul punto di librare su di esse il colpo, venne fermato da Eru (notare la somiglianza dell’episodio con il racconto biblico del sacrificio di Isacco). Eru diede prova del suo amore per l’opera di Aulë adottando i nani come figli. Yvanna temette tuttavia che essi potessero abbattere tutti gli alberi della terra di mezzo. Manwë le ricordò però che durante la musica degli Ainur (la sinfonia diretta da Illuvatar durante la creazione del mondo) ella aveva già visto le proprie creature (alberi e piante) ed era consapevole del fatto che esse potessero difendersi da sole. Oltre a questo anche gli Ent, i pastori degli alberi, avrebbero in seguito dato il loro contributo alla protezione degli alberi, finche gli Elfi avessero abitato la terra di mezzo e la gioventù degli uomini non fosse passata.

Altra iniziativa dovuta ad Yvanna fu la scelta diRadagast come membro degli Istari, gli stregoni che si sarebbero opposti al rinato potere di Sauron. Tutto questo avvenne nella Terza Era.

Nella escatologia della Terra di Mezzo Yvanna avrà nuovamente il compito di creare i due Alberi andati distrutti. Dopo la Dagor Dagorath, la grande battaglia della fine dei tempi, sarà infatti Fëanor a recuperare i tre Silmaril, le tre preziosissime gemme, e a darle alla vala perchè lei possa romperli e riportare in vita le sue due creazioni più meravigliose.

 

Ulmo, signore del mare

Continua la rassegna sui Valar e le Valier che da una settimana ci fa conoscere questi bellissimi personaggi del Pantheon di Arda. Quest’oggi è la volta di Ulmo, altro importante personaggio del Silmarillion.

Ulmo, come gli altri Valar, compare nel Silmarillion, il libro composto di cinque racconti sull’origine del mondo di Arda che non fu pubblicato da Tolkien, ma che uscì postumo ad opera del figlio Cristopher. Nelle altre opere i Valar ed Illuvatar non sono quasi mai nominati, proprio perchè intelligentemente Tolkien, fortemente cattolico, non volle inserire una scontata apologia dell’esistenza di Dio nella propria opera. Questa presenza sarebbe stata tanto banale quanto più esplicitata. Il professore optò invece per rendere la presenza di Illuvatar e dei suoi “angeli” molto più nascosta e discreta. Fatta questa premessa, parliamo di Ulmo.

Ulmo deriva dalla lingua quenya; in particolare dal nome Ulubôz, Ullubôz, connesso col verbo ulya (versare) ed il suffisso –mo (indicante l’agente). Significa quindi “colui che versa”; l’etimologia sembra calzante poichè Ulmo è il Vala che presiede ai mari ed agli oceani.

In ordine di importanza Ulmo è il terzo vala per maestosità e potenza, dopo Manwë, al quale è legato da forte amicizia, e Varda. Al contrario odia ed è odiato da Melkor, signore del male, il quale rifugge il mare che non può essergli asservito in  alcun modo. Il padrone dei mari non dimora a Valinor (le terra al di là del mare) dopo il suo arrivo in Eä, ma preferisce la compagnia degli esseri acquatici, i mari ed i fiumi della terra di mezzo. Il suo palazzo, Ulmonan, è situato sul fondo di Ekkaia, il “mare circondante” (vedi a questo link ).  Per il fatto di essere padrone di tutte le acque Ulmo si mantiene in contatto con tutta Arda fino a sapere più cose di Manwë sull’andamento del mondo. Per questo si dice che egli viva nelle vene del mondo.

Raramente Ulmo si riunisce con gli altri Valar nel Mahanaxar, l’anello del destino, sede delle adunanze degli esseri celesti inviati da Illuvatar. Interviene solo se convocato in situazioni critiche (le circostanze riguardanti Melkor ad esempio) e pochissime volte si mostra come un essere antropomorfo. La sua forma potrebbe terrorizzare qualsiasi uomo o elfo, poichè egli si presenta come una gigantesca onda, rivestito di una scintillante armatura verde mentre suona i grandi Ulunùri, i suoi giganteschi corni. Il suo carro, come quello di molte creature acquatiche della mitologia o delle antiche saghe, è trainato da un’otaria e da un narvalo, gli unici animali che con la balena di Uin vivono nel grande oceano esterno.

Ulmo ha un vassallo, Ossë, marito di Uinen, i quali sono tra i Maiar più conosciuti (Ainur di grado minore entrati in Ea per aiutare i Valar ed associati ad alcuni in particolare). I due sono più volte utili ad Ulmo per conoscere più da vicino Elfi e uomini.

Ulmo è da sempre amante degli Elfi, e si oppone al disegno di Oromë (il Vala che assitette al risveglio degli Elfi) di portare questi ultimi su Aman. Ebbe un ruolo importantissimo nella caduta di Melkor, avendo consigliato la costruzione di Gondolin e Nargothrond (due importanti fortezze). Appare a Tuor sulla riva del mare (vedi immagine), consegnandogli un messaggio per la fortezza di Gondolin, in veste di messaggero. In tal modo sarà anche la causa del matrimonio tra Tuor ed Idril (figlia di Turgon, signore di Gondolin), i quali genereranno poi Eärendil il Beato, causa ultima della caduta di Melkor. Elwig, moglie di Eärendil, viene salvata da Ulmo durante il saccheggio dei porti di Sirion; questo le permetterà di portare un Silmaril al marito. La gemma sarà indispensabile ad Eärendil per raggiungere Valinor, il reame beato dei Valar, per chiedere aiuto contro Melkor ed ottenere il loro intervento salvifico. Inoltre si fece protettore della causa di Eärendil difendendolo dalla potenziale ira di Mandos, il giudice; questi infatti è il vala che, per volontà di Eru, impersona la giustizia, ed è noto per la propria intransigenza.

Si capisce bene dunque anche il ruolo di Ulmo alle origini e nella storia della terra di mezzo. Una sorta di Poseidone di Arda, ma con qualità angeliche e di coadiutore del bene e della sua causa nelle vicende del mondo e nella lotta contro il male e Melkor. Una figura certamente particolare ma che non manca di suscitare una certa simpatia.

Alcune curiosità sulla figura di Ulmo

Ulmo possiede gli Ulumúri, corni di foggia insolitaa, perché costituiti di molte conchiglie a spirale ed appuntite, tenute assieme da argento fuso e collegate ad un’imboccatura di madreperla e rare perle nere. A partire dalla preziosa imboccatura, lo strumento si ramifica in sette corni, ognuno di lunghezza, larghezza e timbro diversi.

Gli Ainur, gruppo progressive rock italiano, hanno composto un brano intitolato Ulmo’s Voice, contenuto nel loro primo disco From Ancient Times del 2006. Il brano narra di Ulmo, signore delle acque, fattosi presente nei pensieri di Finrod e Turgon, mentre mostra loro le future roccaforti di Gondolin e Nargothrond.

Manwë

The Creation of the Two Trees figured in Tolki...

The Creation of the Two Trees figured in Tolkien’s fantasy world, Arda (Photo credit: Wikipedia)

Manwë (o Súlimo) è nella cosmogonia di Ea il Signore dei Valar ed il re di Arda. Nella mente di Illùvatar, dalla quale è generato assieme a tutti gli altri Ainur, è fratello di Melkor, il Signore del Male. E’ sposo di Varda Elentàri, di cui parleremo in un prossimo post. Vive sopra il monte Taniquetil, il più alto del mondo. A motivo di questa collocazione sono suoi servitori i venti, le correnti d’aria e le Aquile. Già da queste prime righe scorgiamo una doppia ispirazione che potrebbe aver aiutato Tolkien nel dare forma a questo personaggio. Infatti egli è assimilabile da un lato allo Zeus greco, avente un rapporto speciale con le Aquile, simbolo di potenza. Dall’altro scorgiamo nei tratti e nelle vicende che riguardano Manwë una forse somiglianza di tratti con l’arcangelo Michele. Questi infatti è nella cosmologia cristiana il potente guerriero celeste che abbatte il maligno, originariamente simile a lui, in quanto Lucifero all’origine è considerato il più bello degli angeli di Dio. Questa ultima figura è notoriamente l’ispiratrice del personaggio di Melkor.

Manwë, subito dopo Melkor, è il più grande e potente degli Ainur, ma a differenza del proprio antagonista è anche colui che riesce meglio a capire la voluntà di Eru Illuvatar, la visione e la grande sinfonia cosmica. Per questo fu molto istruito nei segreti della musica degli Ainur, sulla sorte di Mandos, sulla venuta degli uomini, sulla fine del mondo e sulla seconda musica. Proprio al primo atto cosmogenetico della sinfonia, mentre Melkor cerca di cantare un proprio tema per la tracotanza di non voler sottostare al tema di Eru, è Manwë a prendere le redini della situazione e a farsi interprete del tema principale.

Dopo la formazione di Arda Manwë e gli altri Valar (il nome dato agli Ainur più innamorati della creazione di Eru) decidono di vivere in essa. Manwë riceve da Illuvatar il compito di governare Arda in sua vece ed assume il titolo di Supremo Sovrano di Arda, in quanto vicario di Eru sulla terra. Tuttavia resta sempre a lui legato e spesso, raggiungendolo col pensiero, può conversare con lui.Ha quindi un posto di preminenza in Arda. A lui solo è concesso di volare una volta che i Valar sono entrati in Ea; è lui a guidarli nel loro volo attorno ad Arda. Sempre lui è colui che sovrintende all’opera di Aule a Valinor.

Tra le varie caratteristiche e poteri che gli sono attibuiti, oltre al volo, è colui che può penetrare tutto con lo sguardo (non solo in senso fisico, ma anche come profondità d’animo). Gli uccelli, essendo stati da lui creati, gli recano notizia. Le sue trompe hanno un suono fragoroso (che richiama fortemente la tromba dell’apocalisse), e grazie alla sua conoscenza della grande sinfonia cosmogonica recano un’eco favolosa di essa. Inoltre è un fine oratore, ad esempio nell’episodio del discorso da lui pronunciato per ingannare Melkor prima dell’incantamento. E sarà proprio Manwë a scagliare Melkor fuori della porta della notte.

Gli Elfi apprendono da lui canti e poesie. Solo Manwë sa dove si reca l’anima dell’uomo dopo la morte; egli è un guardiano gentile e generoso, talmente libero dal proprio potere da non riuscire acomprendere la malvagità del fratello. Infatti dopo la prima prigionia di Melkor, durata tre ere, è lui a rilasciarlo da Mandos, permettendogli di causare la diffidenza di Feanor, l’avvelenamento dei due alberi, l’uccisione di Finwe, il ratto dei Silmaril (le tre preziosissime gemme da cui prende nome il Silmarillion) e la rivolta dei Noldor. Manwë per conservare la luce dei due alberi fa in seguito realizzare da Aule il sole e la luna, anche perchè sa dell’imminente risveglio degli Atani, e manda a proteggere questi ultimi le Aquile e Thorondor.

Dopo la caduta di Melkor è Manwë a gettare il proprio nemico al di là dei confini di Ea. Sarà poi nell’Ultima Battaglia (l’evento che metterà fine ad Arda e dopo il quale verrà la seconda musica degli Ainur, alla quale parteciperanno anche gli uomini) che i due si affronteranno nuovamente sui campi di Valinor.

 

Valar e Valier

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Dopo aver scritto qualche giorno fa un posto riguardo a Eru Illuvatar ho deciso di procedere sistematicamente nella presentazione dei personaggi di Arda, partendo dai più potenti e gloriosi, i Valar.

Nell’universo di Arda essi occupano un posto di tutto rispetto, essendo le creature più vicine a Eru Illùvatar e coloro che, nella grande sinfonia cosmica, ognuno al proprio posto e cantando la propria parte di armonia, sono preposti a dare forma al mondo. Questi esseri compaiono nel Silmarillion, alle prime righe. Vivono a Valinor, le terre al di là del mare, e sono annoverati tra gli Ainur (che in Quenya significa “i primi”). Appunto tra gli Ainur, i Valar sono coloro che hanno deciso di vivere in Ea.

Per precisare ulterirmente i termini prima di proseguire bisogna sapere che Ea è l’universo inteso come “ciò che è”. “Ea” infatti è la parola pronunciata da Illùvatar per creare il mondo, ed in Quenya significa “Sia!”. Gli Ainur dunque, dopo il comando di Illùvatar stesso, eseguirono la grande sinfonia della creazione, narrata nell’Ainundale, coadiuvandolo nel dare forma al creato.

I Valar furono gli Ainur che scelsero di abitare in Ea, e sono gli esseri in essa più potenti e gloriosi, facendo parte dei “primi”. Essi compirono questa scelta dopo aver preso parte alla visione di Illuvatar stesso durante la grande musica degli Ainur, nella quale poterono fare esperienza della visione del mondo creato da questa e dei figli di Illùvatar, da lui pensati fin dal principio. Essi furono ideati da Tolkien come un contraltare agli dei del bacino mediterraneo, per creare con essi un ciclo di mitologia nordica. Dai “cugini” mediterranei tuttavia essi raccolgono alcune caratteristiche (essere cacciatori, piuttosto che amanti della natura e di ciò che cresce, piuttosto che degli animali ecc.). Una importante differenza sta nel fatto che essi sono soggetti ad una “divinità” unica, che porta inequivocabilmente i tratti del Dio cristiano. Illùvatar è infatti sommamente saggio, lungimirante, onnipotente.

Tra gli Ainur, come noto, Morgoth (o Melkor) rappresenta invece in sostanza il maligno. Egli non volle sottostare al comando di Illuvatar e, per tracotanza, decise di cantare un proprio tema musicale che Illuvatar cercò più volte di correggere ma che alla fine lo costrinse ad allontanare questa malvagia e potentissima personalità. Dalla visione dei figli di Illuvatar egli fu sempre invidioso nei loro confronti, le creature predilette di Eru Illùvatar, e cercò sempre di distruggerli. Proprio al suo potere sarà soggetto Sauron, l’antagonista principale del bene nel “Signore degli Anelli”.

Date queste principali notizie sui Valar inserisco qui una lista degli Aratar, i Supremi di Arda, che sono i Valar più importanti e rappresentativi. Solitamente Melkor/Morgoth è tolto dal novero, facendo sì che essi passino da nove ad otto. Nei prossimi giorni tratterò in una rubrica apposita di ognuno di loro, delle sue caratteristiche e delle sue vicende, sperando che essa venga apprezzata, condivisa e commentata!

Lista dei Valar e delle regine dei Valar (o Valier)

  • Manwë detto Súlimo, Re dei Valar, Supremo Sovrano di Arda, Signore dell’Aria;
  • Ulmo, Re del Mare, Signore delle Acque;
  • Aulë detto Mahal ovvero il Fabbro, Signore della Terra;
  • Oromë detto Aldaron, il Grande Cavaliere, Signore delle Foreste;
  • Námo detto Mandos, il Giudice, Signore della Morte e del Destino; fratello maggiore di Lòrien, risiede nelle Aule di Mandos
  • Irmo detto Lórien, Signore del Desiderio; fratello minore di Námo (o Mandos), e insieme sono indicati come Fëanturi (“I Signori degli Spiriti“). Di solito viene chiamato Lórien, dal luogo dove dimora, ed i suoi giardini che in Lórien sono situati, sono i più belli di tutta Arda. È il Signore delle Visioni e dei Sogni e il suo nome significa “Desiderante” o “Signore del Desiderio”.
  • Tulkas detto Astaldo, il Valoroso, il Campione di Valinor, Signore della Guerra
  • Melkor detto Morgoth, Oscuro Signore, Fiamma di Udun, Creatore del Male, Signore del Fuoco

Le Regine dei Valar (Valier)

  • Varda detta Elentári, Signora delle Stelle; sposa di Manwe Sùlimo
  • Yavanna detta Kementári, Palúrien, Dispensatrice di Frutti, Regina della Terra; sposa di Aulë
  • Nienna, Signora della Tristezza; è stato il suo pianto ad ispirare negli altri Dei misericordia verso i mortali
  • Estë la Guaritrice, Signora della Pace. Il suo nome significa riposo. Suo sposo è Irmo, e vive con lui nei giardini di Lórien in Valinor. Durante il giorno non cammina, ma riposa nell’isola del lago Lórellin. Dalle fontane di Irmo ed Estë chiunque abiti in Valinor può rinfrescarsi;
  • Vairë la Tessitrice, Signora della Storia; sposa di Mandos, tesse continuamente delle tele che raffigurano tutta la storia del mondo;
  • Vána la Sempregiovane, Signora della Primavera; sorella di Yavanna e sposa di Oromë. Al suo passaggio i fiori si aprono e gli uccelli cantano allegramente.
  • Nessa la Danzatrice, Signora della Femminilità; è nota per la sua velocità e la sua agilità, per la sua capacità di comunicare con i cervi che la seguono tra la natura e per il suo amore per la danza nelle terre sempreverdi di Valinor; sposa di Tulkas. È anche nota per la sua bellezza pura e per l’amore che suscita il suo sguardo.

 

Ombromanto

Tra i personaggi più eleganti e nobili del mondo di Arda certamente i cavalli meritano un posto di tutto rispetto. Essi sono al centro della vita di un intero popolo (gli abitanti di Rohan) che è detto proprio a motivo di questo rapporto speciale il popolo dei “signori dei cavalli”.

 

Il più potente di questi animali è Ombromanto, il più grande di tutti i Principi dei cavalli (Mearas). Egli viene domto da Gandalf e a malincuore donatogli da re Théoden. Secondo le leggende i Mearas vengono portati nella Terra di Mezzo da Orome (il Vala cacciatore che soprì gli Elfi al loro risveglio) da Valinor alla Terra di mezzo. Il primo dei Mearas ad essere ricordato per le se gesta fu Félaròf, il cavallo di Eorl il Giovane. Eorl fu il primo re di Rohan

Español: Bandera de Rohan, reino de la Tierra ...

Español: Bandera de Rohan, reino de la Tierra Media de J. R. R. Tolkien. (Photo credit: Wikipedia)

e regnò dal 2510 al 2545 della Terza Era. Fu il vero eroe della battagli dei Campi del Celebrant, combattuta dal regno di Gondor; in tale occasione il suo arrivo fu inaspettato e provvidenziale. Per l’aiuto dato a Gondor gli furono donate tutte le terre del Calenardhon da Cirion, uno dei sovrintendenti di Gondor. Proprio in queste terre Eorl il Giovane (questo aggettivo gli veniva per la tenera età in cui si trovava a questi avvenimenti, appena sedici anni) condusse la migrazione della sua gente  creando il reame di Rohan, e diventandone primo Re. In seguito formulò il Giuramento di Eorl a Cirion

. Il suo destriero fu appunto Félaròf, che in realtà fu un cavallo difficile da domare. Il padre di Eorl, Lèod, tentò infatti di addomesticare lo stallone, ma questi, imbizzarritosi, lo gettò su uno sperone di roccia, uccidendolo.

Eorl inseguì a lungo l’animale e, raggiuntolo, non lo uccise, ma lo domò e lo nominò Flagello. Da quel mometo la stirpe di Félaròf non accettò altri padroni che la casa di Eorl, fatta una unica eccezione per Ombromanto.

 

Infatti ques’ultimo, discendente di Félaròf, fu dello stesso carattere indoabile finchè non conobbe Mitrandir (Gandalf)

 

Ian McKellen as Gandalf in Peter Jackson's liv...

Ian McKellen as Gandalf in Peter Jackson’s live-action version of The Lord of the Rings. (Photo credit: Wikipedia)

che lo ebbe in prestito per alcuni mesi, e poi in dono. Le uniche persone che poterono cavalcare Ombromanto oltre allo stregone furono Peregrino Tuc e il nano Gimli durante un breve periodo durante la guerra dell’Anello. Tuttavia in entrambi i casi fu Gandalf stesso a tenere le redini del cavallo. Inoltre egli non lo sellò mai, ma lo cavalcò sempre a pelo. Ombromanto fu un cavallo seza paura ed il più veloce della Tezza di Mezzo.

 

Alla fine della guerra dell’Anello egli raggiuinse Valinor assieme al suo padrone, secondo le indicazioni date da Tolkien in un epilogo postumo al romanzo ed in alcune lettere. Nel “Signore degli anelli” lo troviamo solo accennato come un grande “cavallo grigio” accanto a Gandalf ai porti grigi prima della partenza. Un altro accenno a questo lo si trova nel capitolo “Il cavaliere bianco”, quando Gandalf promette che Ombromanto e lui non si separeranno più.

 

Tutti ricorderanno la splendida interpretazione di Ombromanto data da Peter Jackson nei suoi film, dove il cavallo è interpretato da due stalloni andalusi.

Ombromanto nel film Le due Torri di Peter Jackson

 

Il tuo nome da Hobbit

Se l’altro giorno abbiamo potuto scoprire il nostro nome in Quenya, oggi vi propongo un link molto meno scientifico ma scherzoso e simpatico. Lo “Hobbit Name Generator”vi assegnerà un nome Hobbit; anche se ripeto, il criterio è completamente casuale, la cosa può essere simpatica! Buon divertimento! Hobbit name generator

Il 23 maggio esce un inedito di Tolkien!

Il 23 maggio prossimo in occasione dei quarant’anni dalla morte del nostro amatissimo autore uscirà nei paesi di lingua inglese un lavoro incompiuto di Tolkien sulla fine di Re Artù. A questo link l’articolo de “La Stampa”. Sicuramente sarà da non perdere!

Articolo de La Stampa

A questo link la pagina per prenotare una copia del libro su Amazon

Foto: Published in May, The Fall of Arthur is the world first publication of a previously unknown work by J.R.R. Tolkien, which tells the extraordinary story of the final days of England’s legendary hero, King Arthur. Available to pre-order now. http://amzn.to/Z7Loii

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Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

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