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Valar e Valier

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Dopo aver scritto qualche giorno fa un posto riguardo a Eru Illuvatar ho deciso di procedere sistematicamente nella presentazione dei personaggi di Arda, partendo dai più potenti e gloriosi, i Valar.

Nell’universo di Arda essi occupano un posto di tutto rispetto, essendo le creature più vicine a Eru Illùvatar e coloro che, nella grande sinfonia cosmica, ognuno al proprio posto e cantando la propria parte di armonia, sono preposti a dare forma al mondo. Questi esseri compaiono nel Silmarillion, alle prime righe. Vivono a Valinor, le terre al di là del mare, e sono annoverati tra gli Ainur (che in Quenya significa “i primi”). Appunto tra gli Ainur, i Valar sono coloro che hanno deciso di vivere in Ea.

Per precisare ulterirmente i termini prima di proseguire bisogna sapere che Ea è l’universo inteso come “ciò che è”. “Ea” infatti è la parola pronunciata da Illùvatar per creare il mondo, ed in Quenya significa “Sia!”. Gli Ainur dunque, dopo il comando di Illùvatar stesso, eseguirono la grande sinfonia della creazione, narrata nell’Ainundale, coadiuvandolo nel dare forma al creato.

I Valar furono gli Ainur che scelsero di abitare in Ea, e sono gli esseri in essa più potenti e gloriosi, facendo parte dei “primi”. Essi compirono questa scelta dopo aver preso parte alla visione di Illuvatar stesso durante la grande musica degli Ainur, nella quale poterono fare esperienza della visione del mondo creato da questa e dei figli di Illùvatar, da lui pensati fin dal principio. Essi furono ideati da Tolkien come un contraltare agli dei del bacino mediterraneo, per creare con essi un ciclo di mitologia nordica. Dai “cugini” mediterranei tuttavia essi raccolgono alcune caratteristiche (essere cacciatori, piuttosto che amanti della natura e di ciò che cresce, piuttosto che degli animali ecc.). Una importante differenza sta nel fatto che essi sono soggetti ad una “divinità” unica, che porta inequivocabilmente i tratti del Dio cristiano. Illùvatar è infatti sommamente saggio, lungimirante, onnipotente.

Tra gli Ainur, come noto, Morgoth (o Melkor) rappresenta invece in sostanza il maligno. Egli non volle sottostare al comando di Illuvatar e, per tracotanza, decise di cantare un proprio tema musicale che Illuvatar cercò più volte di correggere ma che alla fine lo costrinse ad allontanare questa malvagia e potentissima personalità. Dalla visione dei figli di Illuvatar egli fu sempre invidioso nei loro confronti, le creature predilette di Eru Illùvatar, e cercò sempre di distruggerli. Proprio al suo potere sarà soggetto Sauron, l’antagonista principale del bene nel “Signore degli Anelli”.

Date queste principali notizie sui Valar inserisco qui una lista degli Aratar, i Supremi di Arda, che sono i Valar più importanti e rappresentativi. Solitamente Melkor/Morgoth è tolto dal novero, facendo sì che essi passino da nove ad otto. Nei prossimi giorni tratterò in una rubrica apposita di ognuno di loro, delle sue caratteristiche e delle sue vicende, sperando che essa venga apprezzata, condivisa e commentata!

Lista dei Valar e delle regine dei Valar (o Valier)

  • Manwë detto Súlimo, Re dei Valar, Supremo Sovrano di Arda, Signore dell’Aria;
  • Ulmo, Re del Mare, Signore delle Acque;
  • Aulë detto Mahal ovvero il Fabbro, Signore della Terra;
  • Oromë detto Aldaron, il Grande Cavaliere, Signore delle Foreste;
  • Námo detto Mandos, il Giudice, Signore della Morte e del Destino; fratello maggiore di Lòrien, risiede nelle Aule di Mandos
  • Irmo detto Lórien, Signore del Desiderio; fratello minore di Námo (o Mandos), e insieme sono indicati come Fëanturi (“I Signori degli Spiriti“). Di solito viene chiamato Lórien, dal luogo dove dimora, ed i suoi giardini che in Lórien sono situati, sono i più belli di tutta Arda. È il Signore delle Visioni e dei Sogni e il suo nome significa “Desiderante” o “Signore del Desiderio”.
  • Tulkas detto Astaldo, il Valoroso, il Campione di Valinor, Signore della Guerra
  • Melkor detto Morgoth, Oscuro Signore, Fiamma di Udun, Creatore del Male, Signore del Fuoco

Le Regine dei Valar (Valier)

  • Varda detta Elentári, Signora delle Stelle; sposa di Manwe Sùlimo
  • Yavanna detta Kementári, Palúrien, Dispensatrice di Frutti, Regina della Terra; sposa di Aulë
  • Nienna, Signora della Tristezza; è stato il suo pianto ad ispirare negli altri Dei misericordia verso i mortali
  • Estë la Guaritrice, Signora della Pace. Il suo nome significa riposo. Suo sposo è Irmo, e vive con lui nei giardini di Lórien in Valinor. Durante il giorno non cammina, ma riposa nell’isola del lago Lórellin. Dalle fontane di Irmo ed Estë chiunque abiti in Valinor può rinfrescarsi;
  • Vairë la Tessitrice, Signora della Storia; sposa di Mandos, tesse continuamente delle tele che raffigurano tutta la storia del mondo;
  • Vána la Sempregiovane, Signora della Primavera; sorella di Yavanna e sposa di Oromë. Al suo passaggio i fiori si aprono e gli uccelli cantano allegramente.
  • Nessa la Danzatrice, Signora della Femminilità; è nota per la sua velocità e la sua agilità, per la sua capacità di comunicare con i cervi che la seguono tra la natura e per il suo amore per la danza nelle terre sempreverdi di Valinor; sposa di Tulkas. È anche nota per la sua bellezza pura e per l’amore che suscita il suo sguardo.

 

Scopri il tuo nome in Quenya!

Da subito, la prima curiosità di chi scopre una nuova lingua ha la curiosità di scoprire la pronuncia del proprio nome o almeno la sua traslitterazione. Al link che propongo trovate un blog molto ben curato e interessante, che comprende tra l’altro una sezione in cui scoprire il proprio nome in Quenya, non con una semplice traduzione ma anche con la spiegazione delle radici lessicali presenti nel nome e della loro traduzione nel principale idioma di Arda. A tutti buon divertimento!!!

Scopri il tuo nome in Quenya a questo Link!

il nome di Arda scritto in Tengwar

Se di Tolkien parla anche il papa…

Può darsi che di Tolkien, di hobbit ed elfi non siano appassionati solo i poveri comuni mortali come me, ma che se ne interessino anche i “grandi” del mondo e forse anche i papi? Probabilmente si. Proprio papa Bergoglio pare essere un appassionato delle opere del professore di Oxford. Nel pantheon letterario di papa Francesco intatti, accanto a Dostoievskij, Borges e Holderlin, ci sarebbe anche il padre del fantasy, con il suo capolavoro “Il Signore degli anelli”. Nell’Omelia della messa di Pasqua 2008, l’allora cardinal Bergoglio, soffermandosi sulla dimensione del cammino, che da molti suoi disorsi risulta a lui molto cara, cita accanto alle grandi figure della mitologia classica come Ulisse ed Enea, proprio l’autore del Signore degli Anelli ed i piccoli mezzuomini, interpreti particolari ci spiega della “dimensione del cammino” inteso come ritorno a casa, al focolare. “Nella letteratura contemporanea – spiegava l’arcivescovo di Buenos Aires – Tolkien ritrae in Bilbo e Frodo l’immagine dell’uomo che è chiamato a camminare e i suoi eroi conoscono e attuano , proprio camminando, il dramma” della scelta “tra il bene e il male”. Ma è una lotta, aggiunge, in cui non manca la dimensione del “conforto e della speranza” . “L’uomo in cammino ha in sé la dimensione della speranza: entra nella speranza. In tutta la mitologia e nella storia risuona l’eco del fatto che l’uomo non è un essere fermo, stanco, ma è chiamato al cammino, e se non entra in questa dimensione si annulla come persona e si corrompe”.

E non sembra strano che ad un papa piacciano le creature di Tolkien, così semplici e allo stesso tempo epiche ed evocanti temi ed echi biblici, ma richiamanti anche un universo di echi storici e letterari che portano con sè la coscienza umana formatasi nei secoli. Se “Lo Hobbit” è un viaggio che ti cambia la vita, come scritto in un articolo qui ripreso qualche giorno fa, la dimensione del cammino tanto cara al papa deve giocare un ruolo fondamentale. Lo stile del racconto sapienziale tipico delle opere di Tolkien (soprattutto del Silmarillion) che le avvicina tanto alla sacra scrittura, è cedrtamete un elemento che può rendere “simpatiche” queste opere e queste narrazioni ad un uomo e ad un papa che fa del racconto il proprio stile.

Notizia segnalata da inoltreilblog.wordpress.com

 

Eru Ilùvatar

« In principio esisteva Eru, l’Uno, che in Arda è chiamato Ilúvatar; ed egli creò per primi gli Ainur, i Santi, rampolli del suo pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altra cosa fosse creata. »
(J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion: Ainulindalë.)

Eru (in Quenya Colui che sta Solo) – detto anche l’Uno, che in Arda è chiamato spesso Ilúvatar (Padre di Tutto), è il nome che, nella sua mitologia, J.R.R. Tolkien dà a colui che può essere definito come l’equivalente letterario del Dio ebraico-cristiano, l’Essere Supremo, il creatore di tutte le cose, in particolare degli Ainur (esseri spirituali equiparabili per certi versi agli dei pagani e per altri agli angeli ebraico-cristiani) e dell’universo (, di cui Arda è una parte), sebbene pure gli Ainur abbiano una loro parte nella creazione. Eru riveste un ruolo importante nelle storie narrate ne Il Silmarillion ma non è menzionato per nome nei romanzi più famosi di Tolkien, Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli (a lui ci si riferisce come l’Uno nella parte dell’Appendice A di quest’ultimo dove si parla della caduta di Númenor).

« « Chi era Ilúvatar? » chiese Eriol. « Uno degli Dèi? »

« No, non lo era – rispose Rúmil – perché li creò.

Ilúvatar è il Signore per Sempre che risiede oltre il mondo;

che lo plasmò e non è in lui o da lui formato, ma lo ama. » »

(J.R.R. Tolkien, The Book of the Lost Tales – Part I [Racconti ritrovati, Bompiani, 2002].)

La figura di Eru si rifà ai tratti del Dio cristiano: onnipotente, onnisciente e incommensurabilmente saggio. Secondo questa stessa concezione Eru quasi mai interviene in modo diretto e visibile nelle vicende del mondo: in esso Bene e Male coesisteranno fino alla fine di Arda. Tutto ciò può essere ricondotto al concetto di libero arbitrio, il cui rispetto (sia dal punto di vista dei singoli abitanti di Arda, sia dal punto di vista delle forze che agiscono nel mondo) richiede agli stessi Valar di porsi al di fuori delle vicende della Terra di Mezzo.
Ilúvatar intervenne direttamente solo all’atto dello sprofondamento di Númenor, su richiesta dei Valar.

Gli Elfi e gli Uomini furono creati direttamente da Eru, senza l’intervento degli Ainur, e sono infatti chiamati Figli di Ilúvatar (Eruhini), che da lui vennero animati con la Fiamma Imperitura.

Eru dispose che gli Elfi sarebbero venuti per primi in Arda: sarebbero stati immortali, più saggi, belli e sapienti, ma in un certo qual modo incapaci di pensare e agire volontariamente per il male; gli Uomini avrebbero avuto il pieno controllo della loro vita e sarebbero stati assoggettati alla morte. Questo non significa che gli Elfi non avessero il libero arbitrio, ma che per la loro bontà radicale avessero quasi difficoltà a concettualizzare il male, al contrario degli Uomini che invece potevano essere buoni o malvagi a seconda delle loro ispirazioni e inclinazioni. Così, mentre gli Elfi continuavano a vivere, seppur potessero venire uccisi o perire per una intensa sofferenza affettiva (continuando però dopo la morte ad alloggiare nelle Aule di Mandos, all’interno di Eä, fino ad eventuale reincarnazione), invece gli Uomini morivano davvero, abbandonando Eä, e non ritornavano. La morte degli Uomini era un Dono di Iluvatar, il quale voleva liberare gli umani dal destino dell’ universo.

I Nani furono invece “adottati” da Eru, perché vennero creati da Aulë ma vennero accettati e animati da Eru. Gli animali e le piante furono probabilmente plasmati dagli Ainur dopo i temi esposti da Eru durante la Musica degli Ainur, anche se questo è dubbio nel caso di animali che mostrano sapienza, come nel caso di Huan, o delle Aquile di Manwë.

Tolkien sapeva che Eru non era una “divinità fantastica” ma era soltanto un modo per rappresentare Dio, con un nome di una lingua inventata, anche se in un contesto mitologico o fantastico. In una bozza di una lettera del 1954 a Peter Hastings, direttore della Newman Bookshop (una libreria cattolica di Oxford), Tolkien difese gli aspetti non ortodossi all’interno della sua mitologia, come un’esplorazione dell’infinito “potenziale di varietà” di Dio. Hasting scrisse:

(EN)

« God has not used that device in any of the creations of which we have knowledge, and it seems to me to be stepping beyond the position of a sub-creator to produce it as an actual working thing, because a sub-creator, when dealing with the relations between creator and created, should use those channels which he knows the creator to have used already. »

(IT)

« Dio non ha usato questo strumento in nessuna delle sue creazioni di cui abbiamo conoscenza; e mi pare sia al di fuori delle possibilità di un sub-creatore il fatto di produrlo come cosa funzionante; perché un sub-creatore, quando si occupa delle relazioni fra creatore e creato, dovrebbe usare solo quei canali che sa essere già stati usati dal creatore. »

La risposta di Tolkien contiene una spiegazione della sua opinione circa la relazione tra la Creazione (divina) e la sub-creazione (umana):

(EN)

« We differ entirely about the nature of the relation of sub-creation to Creation. I should have said that liberation ‘from the channels the creator is known to have used already’ is the fundamental function of ‘sub-creation’, a tribute to the infinity of His potential variety […] I am not a metaphysician; but I should have thought it a curious metaphysic — there is not one but many, indeed potentially innumerable ones — that declared the channels known (in such a finite corner as we have any inkling of) to have been used, are the only possible ones, or efficacious, or possibly acceptable to and by Him! »

(IT)

« Siamo su posizioni completamente diverse per quanto riguarda la natura della relazione della sottocreazione con la Creazione. Io avrei detto che liberarsi da “quei canali che sa essere già stati usati dal creatore” sia una funzione fondamentale della “sotto-creazione”, un tributo all’infinito della sua potenziale varietà […] Non sono un metafisico; ma avrei ritenuto piuttosto curiosa una metafisica — e non ce n’è una, ma potenzialmente un numero innumerabile — che dichiari che i canali noti (nel finito angolo di cui siamo consapevoli) per essere stati usati siano gli unici possibili, o efficaci, o potenzialmente accettabili per e da Lui! »

Hastings aveva anche criticato la descrizione di Tom Bombadil di Baccador: “Lui è”, dicendo che sembrava implicare che Bombadil fosse Dio.

Tolkien così rispose:

(EN)

« As for Tom Bombadil, I really do think you are being too serious, besides missing the point. […] You rather remind me of a Protestant relation who to me objected to the (modern) Catholic habit of calling priests Father, because the name father belonged only to the First Person. »

(IT)

« Per quanto riguarda Tom Bombadil, penso davvero che lo prendiate troppo sul serio, e perdiate di vista il punto […] Mi ricordate di un conoscente protestante che criticava il costume cattolico (moderno) di chiamare “padre” i preti, per il motivo che il nome di padre appartiene solo alla Prima Persona »

Il titolo il Padre di Tutto fa pensare che sia preso in prestito dal dio Odino della mitologia norrena, benché anche il Nuovo Testamento si riferisca a Dio come l’unico Dio e Padre di tutto. Tolkien, da cattolico e studente della mitologia del nord Europa, fu probabilmente influenzato da entrambe le fonti. Siccome Tolkien fu educato intensamente riguardo alla mitologia finnica, non sorprenderebbe se il nome Ilúvatar fosse derivato da Ilmatar, uno dei primi spiriti della creazione.

Bisogna notare che nelle versioni più antiche della storia della Terra di Mezzo il nome Ilúvatar significava “Padre del cielo“, ma questa etimologia venne abbandonata in favore del nuovo significato in revisioni successive. Ilúvatar è anche l’unico nome di Dio usato nelle prime versioni – Eru infatti appare per la prima volta negli Annali di Aman, pubblicati nel volume X di The History of Middle-earth, intitolato Morgoth’s Ring, attualmente inedito in Italia.

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Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

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