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My Middle Earth, il social del fantasy

Qualche giorno fa, passeggiando per Milano con un amico esperto di social, ci dicevamo che doveva pur esistere un social network dedicato agli amanti del fantasy. Dopo accurate ricerche mi sono imbattuto questo pomeriggio proprio nel social che avevamo in mente! Si chiama “My Middle Earth” ed è in lingua inglese. La registrazione è gratuita e consente di creare un proprio blog collegato a Middle Earth Network! Questo è tutto quello che per ora ho capito. Nei prossimi giorni vi aggiornerò meglio! Inutile dire che mi sono già iscritto!
Un invito a tutti a dare un’occhiata!

MyMiddle-earth homepage

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Ombromanto

Tra i personaggi più eleganti e nobili del mondo di Arda certamente i cavalli meritano un posto di tutto rispetto. Essi sono al centro della vita di un intero popolo (gli abitanti di Rohan) che è detto proprio a motivo di questo rapporto speciale il popolo dei “signori dei cavalli”.

 

Il più potente di questi animali è Ombromanto, il più grande di tutti i Principi dei cavalli (Mearas). Egli viene domto da Gandalf e a malincuore donatogli da re Théoden. Secondo le leggende i Mearas vengono portati nella Terra di Mezzo da Orome (il Vala cacciatore che soprì gli Elfi al loro risveglio) da Valinor alla Terra di mezzo. Il primo dei Mearas ad essere ricordato per le se gesta fu Félaròf, il cavallo di Eorl il Giovane. Eorl fu il primo re di Rohan

Español: Bandera de Rohan, reino de la Tierra ...

Español: Bandera de Rohan, reino de la Tierra Media de J. R. R. Tolkien. (Photo credit: Wikipedia)

e regnò dal 2510 al 2545 della Terza Era. Fu il vero eroe della battagli dei Campi del Celebrant, combattuta dal regno di Gondor; in tale occasione il suo arrivo fu inaspettato e provvidenziale. Per l’aiuto dato a Gondor gli furono donate tutte le terre del Calenardhon da Cirion, uno dei sovrintendenti di Gondor. Proprio in queste terre Eorl il Giovane (questo aggettivo gli veniva per la tenera età in cui si trovava a questi avvenimenti, appena sedici anni) condusse la migrazione della sua gente  creando il reame di Rohan, e diventandone primo Re. In seguito formulò il Giuramento di Eorl a Cirion

. Il suo destriero fu appunto Félaròf, che in realtà fu un cavallo difficile da domare. Il padre di Eorl, Lèod, tentò infatti di addomesticare lo stallone, ma questi, imbizzarritosi, lo gettò su uno sperone di roccia, uccidendolo.

Eorl inseguì a lungo l’animale e, raggiuntolo, non lo uccise, ma lo domò e lo nominò Flagello. Da quel mometo la stirpe di Félaròf non accettò altri padroni che la casa di Eorl, fatta una unica eccezione per Ombromanto.

 

Infatti ques’ultimo, discendente di Félaròf, fu dello stesso carattere indoabile finchè non conobbe Mitrandir (Gandalf)

 

Ian McKellen as Gandalf in Peter Jackson's liv...

Ian McKellen as Gandalf in Peter Jackson’s live-action version of The Lord of the Rings. (Photo credit: Wikipedia)

che lo ebbe in prestito per alcuni mesi, e poi in dono. Le uniche persone che poterono cavalcare Ombromanto oltre allo stregone furono Peregrino Tuc e il nano Gimli durante un breve periodo durante la guerra dell’Anello. Tuttavia in entrambi i casi fu Gandalf stesso a tenere le redini del cavallo. Inoltre egli non lo sellò mai, ma lo cavalcò sempre a pelo. Ombromanto fu un cavallo seza paura ed il più veloce della Tezza di Mezzo.

 

Alla fine della guerra dell’Anello egli raggiuinse Valinor assieme al suo padrone, secondo le indicazioni date da Tolkien in un epilogo postumo al romanzo ed in alcune lettere. Nel “Signore degli anelli” lo troviamo solo accennato come un grande “cavallo grigio” accanto a Gandalf ai porti grigi prima della partenza. Un altro accenno a questo lo si trova nel capitolo “Il cavaliere bianco”, quando Gandalf promette che Ombromanto e lui non si separeranno più.

 

Tutti ricorderanno la splendida interpretazione di Ombromanto data da Peter Jackson nei suoi film, dove il cavallo è interpretato da due stalloni andalusi.

Ombromanto nel film Le due Torri di Peter Jackson

 

Il tuo nome da Hobbit

Se l’altro giorno abbiamo potuto scoprire il nostro nome in Quenya, oggi vi propongo un link molto meno scientifico ma scherzoso e simpatico. Lo “Hobbit Name Generator”vi assegnerà un nome Hobbit; anche se ripeto, il criterio è completamente casuale, la cosa può essere simpatica! Buon divertimento! Hobbit name generator

The Middle Earth Weekend 2013

I prossimi sabato e domenica saranno dedicati in Inghilterra, a Birmingham, alla celebrazione del Middle Earth Weekend. L’iniziativa, possibilie grazie all’impegno di molti volontari, prevede moltissime attività e divertimenti. Non sarà forse proprio possibile partecipare, ma possiamo sperare che qualcosa di simile possa nascere anche dalle parti di casa nostra. A questo link tutte le informazioni sull’evento.

Scopri il tuo nome in Quenya!

Da subito, la prima curiosità di chi scopre una nuova lingua ha la curiosità di scoprire la pronuncia del proprio nome o almeno la sua traslitterazione. Al link che propongo trovate un blog molto ben curato e interessante, che comprende tra l’altro una sezione in cui scoprire il proprio nome in Quenya, non con una semplice traduzione ma anche con la spiegazione delle radici lessicali presenti nel nome e della loro traduzione nel principale idioma di Arda. A tutti buon divertimento!!!

Scopri il tuo nome in Quenya a questo Link!

il nome di Arda scritto in Tengwar

Tom Bombadil: l’innocenza in Arda

Fin da quando ho letto per la prima volta “Il Signore degli anelli” ho provato grande curiosità per il personaggio di Tom Bombadil. Tolkien non ci dice quale sia la sua vera essenza; potrebbe essere un uomo, uno spirito delle foreste o altro ancora. Tuttavia il dubbio rimane. Sicuramente è una immagine dell’innocenza, che non è minimamente interessata dall’anello e dal potere, ma che proprio per il suo non avere coscienza del potere dell’anello, è inadeguata a portare a termine il compito di distruggerlo. Allo stesso tempo c’è chi lo interpreta come un alter ego di Tolkien in Arda o in altri modi. Sebbene queste  discussioni a volte lascino il tempo che trovano o spesso non siano troppo attendibili, è lecito porsi la domanda su chi sia veramente Tom Bombadil. Sul sito What is Tom Bombadil? potete trovare alcuni saggi e informazioni su questo personaggio molto particolare ma allo stesso tempo innocente e amabile dell’opera di Tolkien. Buona lettura!

Radagast il bruno

Nella serie delle schede sui personaggi che voglio proporre penso che personaggi interessanti siano gli stregoni. Sia per il modo in cui l’autore costruisce questi personaggi, sia per le figure che egli è riuscito ad ispirare. Basti pensare allo straordinario Ian Mckellen interpretante Gandalf ne “Il Signore degli anelli” e “Lo Hobbit”. Ma di fronte ad una figura così conosciuta preferisco volgere l’attenzione agli altri stregoni di Arda, primo fra tutti Radagast il Bruno, oggi un po’ più noto per la sua apparizione nel primo film della trilogia de “Lo Hobbit”. A dire il vero questo personaggio nel libro è solo nominato da Gandalf, mentre nella versione di Peter Jackson si ritaglia uno spazio tutto suo. Ma veniamo nello specifico al nostro personaggio.

Radagast viene appunto menzionato da Gandalf nel romanzo “Lo Hobbit”.

All’interno del corpus dello scrittore, Radagast si distingue come uno dei membri del Bianco Consiglio, l’alto comando dei Popoli Liberi nella Terra di Mezzo, insieme a Saruman e Gandalf, suo grande amico. È un grande amante degli animali della Terra di Mezzo, ma è anche esperto in moltissime arti magiche.

Fra le altre opere, Radagast viene citato nei Racconti Incompiuti, nei quali vengono aggiunti dettagli sulla sua origine e alcuni fatti antecedenti la trama de Il Signore degli Anelli. Ne Il Silmarillion, invece, vengono aggiunti dettagli sulle dinamiche del Bianco Consiglio durante la storia de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit.

Origine

Radagast appartiene all’ordine degli Istari o Stregoni, spiriti della stessa essenza dei Valar, ma dotati di poteri minori. In uno scritto, riportato nei “Racconti incompiuti”, Tolkien dice che fu la Vala Yvanna ad obbligare Saruman ad accettare Radagast come compagno di viaggio. Tuttavia, Saruman arrivò per primo e da solo nella Terra di Mezzo, mentre Radagast giunse per quarto contemporaneamente a Gandalf.

Gli Istari, incarnati in corpi di Uomini, vennero inviati dai Valar per contrastare la malvagità proveniente da Est. Radagast fa il suo arrivo nella Terra di mezzo all’inizio dell’XI secolo della Terza Era, quarto tra tutti gli Istari, per aiutare e sostenere coloro che si opponessero a Sauron. Durante il tempo trascorso nella Terra di Mezzo, però, Radagast si innamorò dei molti animali del suolo dell’aria che vivevano nella Terra di Mezzo, e abbandonò la sua missione per trascorrere i suoi giorni tra le creature selvatiche. Da quel giorno, egli si stanziò a Rhosgobel, al limitare occidentale del Bosco Atro, vicino ai Campi Iridati sul fiume Anduin dove conobbe il mutapelle Beorn, il quale lo vedeva ogni tanto girovagare nei pressi della sua dimora.

Ne “Lo Hobbit”, Radagast è menzionato da Gandalf nel momento in cui lo stregone ha la sua prima discussione con Beorn. In questa occasione, Gandalf definisce Radagast come suo “cugino”. Nelle Appendici de “Il signore degli anelli” viene rivelato che, durante i fatti de Lo Hobbit, Radagast si è recato al Bianco Consiglio per decidere se attaccare Dol Guldur, fortezza di Sauron. Successivamente, Radagast utilizzò uccelli e bestie come spie per conto di Saruman, ignaro del tradimento di quest’ultimo.

All’inizio de “Il Signore degli Anelli”, ambientato quasi ottant’anni dopo il termine de Lo Hobbit, Radagast viene usato inconsapevolmente da Saruman (che nel frattempo ha tradito gli altri stregoni, volendo il potere dell’Anello per sé) per attirare Gandalf ad Orthanc, dove verrà catturato. Ad ogni modo, sempre inconsapevolmente, Radagast rese anche possibile la fuga di Gandalf informando le Aquile del suo viaggio verso Isengard.

Non si sa quando o se abbia lasciato la Terra di Mezzo: Tolkien scrive che fallì la sua missione come Stregone perché si perse nella sua ossessione verso gli animali e le piante. Tolkien scrisse anche che il fallimento di Radagast non era grande come quello di Saruman, e che era possibile pertanto un suo ritorno nelle Terre Immortali.

Descrizioni e carattere

Tolkien non ci dà una descrizione dettagliata del personaggio. L’unica informazione fisica risale a I racconti incompiuti, nel quale l’autore scrive che Radagast indossava un vestito di «terra bruciata», motivo per il quale viene dunque chiamato Radagast il Bruno.

Tolkien fornisce invece una descrizione marcata della personalità di Radagast. Ne Lo Hobbit, Beorn definisce il personaggio «non tanto malaccio per uno stegone», mentre Gandalf, lo descrive come uno «stregone di grande valore, maestro nelle forme e nelle variazioni dei colori, esperto in erbe e bestie, e amico soprattutto degli uccelli». Sebbene abbia tutte queste qualità, Tolkien sottolinea che il personaggio, rispetto a Saruman e Gandalf, è uno stregone di assai minore potenza e sapienza.

Già abbiamo detto più volte dell’amore per gli animali nutrito da quersto personaggio che nella versione cinematografica risulta alquanto pittoresco. Le creature a cui è più devoto sono senza dubbio gli uccelli, specialmente le fantastiche Aquile, che in più di una occasione ognuno di noi ha visto salvare la situazione. Nel progredire della sua permanenza nella Terra di Mezzo, però, questa passione, inevitabilmente, si sostituirà alla missione originaria del personaggio come inviato dei Valar; Radagast, dunque, tralascerà di salvaguardare gli Elfi, gli Uomini ed i popoli liberi dalla minaccia di Sauron. Tuttavia sarà spesso inconsapevolmente mezzo della vittoria del bene.

Ma questo comportamento è comprensibile. Infatti Radagast è un Maiar, un essere “angelico”, che tuttavia è soggetto alle debolezze degli esseri umani; lo troviamo ben descritto da Tolkien in una sua lettera all’editore Michael Straight: «[questi stregoni sono] anche… coinvolti nel pericolo dell’incarnazione: la possibilità della “caduta”, del peccato, se vuoi». In effetti, Radagast non sarà l’unico a disobbedire al suo compito. Infatti anche Saruman abbandonerà la sua missione e si lascerà corrompere dall’Unico Anello, mentre gli Stregoni Blu scompariranno misteriosamente. L’unico Maiar che resterà fedele fino in fondo alla sua missione sarà Galdalf, che seppur tentato dall’Anello, non lo vorrà per non avere tra le mani uno strumento tanto potente e pericoloso.

Nonostante sia un personaggio minore nelle opere di Tolkien e di cui si sa ben poco, John D. Rateliff, critico di Tolkien, ha espresso il proprio parere sul personaggio e lo ha definito molto simile a Gandalf per sapienza e intelligenza. Tuttavia, Radagast risulta molto più debole di Gandalf, il quale è peraltro molto più famoso nella Terra di Mezzo per le sue vittorie ai danni di Sauron.

Nomi

Lo stregone nel linguaggio degli uomini è chiamato Radagast il Bruno (l’aggettivo è dovuto alla sua veste marrone scuro). In Ovestron (la “lingua di koinè” o se si preferisce “la lingua comune” di Arda ai tempi del Signore degli anelli) Radagast significa “custode di bestie”. In anni successivi alla srittura delle sue opere più importanti Tolkien scrisse in una nota che il nome ebbe origine tra gli uomini delle Valli dell’Anduin.

Diverse sono le ipotesi su come Tolkien abbia potuto trarre questo nome e darlo al suo personaggio. Esso potrebbe derivare dall’inglese antico, e di conseguenza avere diverse interpretazioni. La parola gast, o gæst, o giest significa “ospite” (in inglese moderno guest). Con una diversa inflessione, gāst significa “fantasma”, “spirito”, “angelo” (in inglese moderno ghost). L’elemento rad invece potrebbe derivare da rudu, che significa “rossastro”, o da Hræd, che significa “rapido”. John D. Rateliff afferma che il nome Radagast potrebbe derivare o dalla divinità slava Rodigost oppure dal condottiero ostrogoto Radagaiso.

Il vero nome di Radagast è Aiwendil (pronuncia: /aɪˈwendil]/) è il nome usato a Valinor. In Quenya significa “amico degli uccelli”. L’etimologia risale infatti alla radice Aiwe che significa “uccello” e “ndil” che significa “amico di”.

Poteri

Radagast è membro del popolo di Yvanna, e come tale possiede una grande conoscenza di piante, erbe e animali, coi quelio riesce a parlare. Amico in particolare delle grandi aquile.

Eru Ilùvatar

« In principio esisteva Eru, l’Uno, che in Arda è chiamato Ilúvatar; ed egli creò per primi gli Ainur, i Santi, rampolli del suo pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altra cosa fosse creata. »
(J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion: Ainulindalë.)

Eru (in Quenya Colui che sta Solo) – detto anche l’Uno, che in Arda è chiamato spesso Ilúvatar (Padre di Tutto), è il nome che, nella sua mitologia, J.R.R. Tolkien dà a colui che può essere definito come l’equivalente letterario del Dio ebraico-cristiano, l’Essere Supremo, il creatore di tutte le cose, in particolare degli Ainur (esseri spirituali equiparabili per certi versi agli dei pagani e per altri agli angeli ebraico-cristiani) e dell’universo (, di cui Arda è una parte), sebbene pure gli Ainur abbiano una loro parte nella creazione. Eru riveste un ruolo importante nelle storie narrate ne Il Silmarillion ma non è menzionato per nome nei romanzi più famosi di Tolkien, Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli (a lui ci si riferisce come l’Uno nella parte dell’Appendice A di quest’ultimo dove si parla della caduta di Númenor).

« « Chi era Ilúvatar? » chiese Eriol. « Uno degli Dèi? »

« No, non lo era – rispose Rúmil – perché li creò.

Ilúvatar è il Signore per Sempre che risiede oltre il mondo;

che lo plasmò e non è in lui o da lui formato, ma lo ama. » »

(J.R.R. Tolkien, The Book of the Lost Tales – Part I [Racconti ritrovati, Bompiani, 2002].)

La figura di Eru si rifà ai tratti del Dio cristiano: onnipotente, onnisciente e incommensurabilmente saggio. Secondo questa stessa concezione Eru quasi mai interviene in modo diretto e visibile nelle vicende del mondo: in esso Bene e Male coesisteranno fino alla fine di Arda. Tutto ciò può essere ricondotto al concetto di libero arbitrio, il cui rispetto (sia dal punto di vista dei singoli abitanti di Arda, sia dal punto di vista delle forze che agiscono nel mondo) richiede agli stessi Valar di porsi al di fuori delle vicende della Terra di Mezzo.
Ilúvatar intervenne direttamente solo all’atto dello sprofondamento di Númenor, su richiesta dei Valar.

Gli Elfi e gli Uomini furono creati direttamente da Eru, senza l’intervento degli Ainur, e sono infatti chiamati Figli di Ilúvatar (Eruhini), che da lui vennero animati con la Fiamma Imperitura.

Eru dispose che gli Elfi sarebbero venuti per primi in Arda: sarebbero stati immortali, più saggi, belli e sapienti, ma in un certo qual modo incapaci di pensare e agire volontariamente per il male; gli Uomini avrebbero avuto il pieno controllo della loro vita e sarebbero stati assoggettati alla morte. Questo non significa che gli Elfi non avessero il libero arbitrio, ma che per la loro bontà radicale avessero quasi difficoltà a concettualizzare il male, al contrario degli Uomini che invece potevano essere buoni o malvagi a seconda delle loro ispirazioni e inclinazioni. Così, mentre gli Elfi continuavano a vivere, seppur potessero venire uccisi o perire per una intensa sofferenza affettiva (continuando però dopo la morte ad alloggiare nelle Aule di Mandos, all’interno di Eä, fino ad eventuale reincarnazione), invece gli Uomini morivano davvero, abbandonando Eä, e non ritornavano. La morte degli Uomini era un Dono di Iluvatar, il quale voleva liberare gli umani dal destino dell’ universo.

I Nani furono invece “adottati” da Eru, perché vennero creati da Aulë ma vennero accettati e animati da Eru. Gli animali e le piante furono probabilmente plasmati dagli Ainur dopo i temi esposti da Eru durante la Musica degli Ainur, anche se questo è dubbio nel caso di animali che mostrano sapienza, come nel caso di Huan, o delle Aquile di Manwë.

Tolkien sapeva che Eru non era una “divinità fantastica” ma era soltanto un modo per rappresentare Dio, con un nome di una lingua inventata, anche se in un contesto mitologico o fantastico. In una bozza di una lettera del 1954 a Peter Hastings, direttore della Newman Bookshop (una libreria cattolica di Oxford), Tolkien difese gli aspetti non ortodossi all’interno della sua mitologia, come un’esplorazione dell’infinito “potenziale di varietà” di Dio. Hasting scrisse:

(EN)

« God has not used that device in any of the creations of which we have knowledge, and it seems to me to be stepping beyond the position of a sub-creator to produce it as an actual working thing, because a sub-creator, when dealing with the relations between creator and created, should use those channels which he knows the creator to have used already. »

(IT)

« Dio non ha usato questo strumento in nessuna delle sue creazioni di cui abbiamo conoscenza; e mi pare sia al di fuori delle possibilità di un sub-creatore il fatto di produrlo come cosa funzionante; perché un sub-creatore, quando si occupa delle relazioni fra creatore e creato, dovrebbe usare solo quei canali che sa essere già stati usati dal creatore. »

La risposta di Tolkien contiene una spiegazione della sua opinione circa la relazione tra la Creazione (divina) e la sub-creazione (umana):

(EN)

« We differ entirely about the nature of the relation of sub-creation to Creation. I should have said that liberation ‘from the channels the creator is known to have used already’ is the fundamental function of ‘sub-creation’, a tribute to the infinity of His potential variety […] I am not a metaphysician; but I should have thought it a curious metaphysic — there is not one but many, indeed potentially innumerable ones — that declared the channels known (in such a finite corner as we have any inkling of) to have been used, are the only possible ones, or efficacious, or possibly acceptable to and by Him! »

(IT)

« Siamo su posizioni completamente diverse per quanto riguarda la natura della relazione della sottocreazione con la Creazione. Io avrei detto che liberarsi da “quei canali che sa essere già stati usati dal creatore” sia una funzione fondamentale della “sotto-creazione”, un tributo all’infinito della sua potenziale varietà […] Non sono un metafisico; ma avrei ritenuto piuttosto curiosa una metafisica — e non ce n’è una, ma potenzialmente un numero innumerabile — che dichiari che i canali noti (nel finito angolo di cui siamo consapevoli) per essere stati usati siano gli unici possibili, o efficaci, o potenzialmente accettabili per e da Lui! »

Hastings aveva anche criticato la descrizione di Tom Bombadil di Baccador: “Lui è”, dicendo che sembrava implicare che Bombadil fosse Dio.

Tolkien così rispose:

(EN)

« As for Tom Bombadil, I really do think you are being too serious, besides missing the point. […] You rather remind me of a Protestant relation who to me objected to the (modern) Catholic habit of calling priests Father, because the name father belonged only to the First Person. »

(IT)

« Per quanto riguarda Tom Bombadil, penso davvero che lo prendiate troppo sul serio, e perdiate di vista il punto […] Mi ricordate di un conoscente protestante che criticava il costume cattolico (moderno) di chiamare “padre” i preti, per il motivo che il nome di padre appartiene solo alla Prima Persona »

Il titolo il Padre di Tutto fa pensare che sia preso in prestito dal dio Odino della mitologia norrena, benché anche il Nuovo Testamento si riferisca a Dio come l’unico Dio e Padre di tutto. Tolkien, da cattolico e studente della mitologia del nord Europa, fu probabilmente influenzato da entrambe le fonti. Siccome Tolkien fu educato intensamente riguardo alla mitologia finnica, non sorprenderebbe se il nome Ilúvatar fosse derivato da Ilmatar, uno dei primi spiriti della creazione.

Bisogna notare che nelle versioni più antiche della storia della Terra di Mezzo il nome Ilúvatar significava “Padre del cielo“, ma questa etimologia venne abbandonata in favore del nuovo significato in revisioni successive. Ilúvatar è anche l’unico nome di Dio usato nelle prime versioni – Eru infatti appare per la prima volta negli Annali di Aman, pubblicati nel volume X di The History of Middle-earth, intitolato Morgoth’s Ring, attualmente inedito in Italia.

Le lingue per Tolkien: molto più di un hobby!

Oggi sulla vetrina di wikipedia trovate esposta la voce “Quenya”, riguardante una delle più famose lingue create da J. R. R. Tolkien. La ripropongo in parte qui invitandovi ad approfondire l’argomento molto interessante. Aggiungo solo che il creare lingue riferibile al nostro autore preferito non fu solo un esercizio di stile o un hobby. Il codificare un sistema linguistico e fonetico era funzionale all’operazione che il professore portò avanti per tutta la vita nel cercare di creare un grande ciclo di saghe su modello dei cicli nordici, che egli sapientemente usò per creare le proprie opere ed i propri personaggi. Tolkien dovette inventare delle lingue appositamente per i propri racconti perchè la fonetica e il modo di “dire le cose” non era estraneo al “narrare sapienziale” dell’autore, che in questo rispecchia l’operazione fatta dal mito o dai redattori biblici, ma anche da motlissimi altri autori lungo la storia dell’umanità. Tutti questi sembrano motivi validi per conoscere meglio le lingue e gli idiomi tolkieniani.   

Qui di seguito la voce di wikipedia

« Elen síla lúmenn’omentielvo » « Una stella brilla sull’ora del nostro incontro »
(J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, La Compagnia dell’Anello, Libro I, Capitolo III, p. 119)

Il quenya (IPA: /ˈkʷɛnja/)[1] è una lingua artificiale di Arda, l’universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien. Denominato qenya fino alla seconda metà degli anni quaranta,[2] venne sviluppato ininterrottamente a partire dal 1912 fino alla morte del suo creatore.

Parlato dalle razze elfiche dei Noldor e dei Vanyar, che raggiunsero Valinor e poi migrarono verso la Terra di Mezzo, il quenya è un idioma fittizio ma grammaticalmente e storicamente realistico. Originario di Aman, sarebbe poi stato sviluppato dagli Eldar sulla base di una lingua precedente, denominata eldarin comune, mantenendo ancora tutte le caratteristiche principali del primo linguaggio elfico.[3]

Quest’idioma, come gli altri linguaggi ideati da Tolkien, è il risultato di processi linguistici “graduali” comuni a tutte le lingue elfiche, con le quali infatti condivide buona parte del lessico, della grammatica e della fonologia.[4] All’interno di Arda questa lingua, nonostante la sua “fama” di lingua letteraria,[5] venne presto soppiantata dal Sindarin, rimanendo in uso solo presso i più colti o come lingua scritta.[6]

Essendo stata creata puramente per scopi artistici, questa lingua non ha tuttora regolazioni ufficiali, nonostante ci siano molte fonti e siti considerati autorevoli dagli esperti e dagli appassionati della lingua. Tuttavia buona parte del lavoro svolto da Tolkien è inedito.

Da un punto di vista grammaticale la lingua ha un complesso sistema flessivo, basato principalmente sul finlandese,[7] e un gran numero di affissi e prefissi. Da un punto di vista fonetico, invece, la lingua è molto simile al latino e alle lingue romanze, in particolare spagnolo e italiano.[8]

Qui la voce completa di wikipedia

 

Collezionare Tolkien con “Tolkien Library”

Presumendo che i lettori appassionati di un filologo come J. R.R. Tolkien saranno sicuramente anche perfetti bibliofili e appassionati collezionisti di libri di un certo valore ho pensato che fosse carino scovare qualche risorsa adatta alla mania di chi, come me, un libro non riesce mai a buttarlo e si riempie la casa come fosse una biblioteca. La “Tolkien Library” risponde esattamente alle nostre esigenze offrendo uno spazio web  con recensioni di edizioni di e su Tolkien. Oltre a queste sono presenti anche interviste, articoli, curiosità e informazioni varie. Ben curata la parte dedicata alla compravendita di pezzi rari e di valore (prime edizioni, edizioni numerate a tiratura limitata ecc.). Il prezzi a volte sono proibitivi per chi non abbia un lavoro, ma vale comunque la pena di fare un giro per farsi un’idea dei vari pezzi e del loro valore nell’universo dei collezionisti di Tolkien. Una sezione abbastanza aggiornata è anche quella riguardante le news sul sito o su eventi legati alla figura di Tolkien.

http://www.tolkienlibrary.com/index.php

simonebocchetta

Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

The Flame Imperishable

A blog about Tolkien, St. Thomas, and other purveyors of the Philosophia Perennis.

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