Anche Tolkien vittima delle teorie del gender

Pulp Fiction

Pulp Fiction (Photo credit: Wikipedia)

Cosa avrebbe detto il povero J. R. R. Tolkien se, all’inizio degli anni ’70, qualcuno gli avesse anticipato i contenuti delle a noi contemporanee teorie del gender? Certamente non avrebbe concordato, e anzi possiamo im

maginare che avrebbe potuto dissentie profondamente. Egli infatti fu conoscitore profondo dell’animo umano perchè prima di tutto conosceva i propri limiti ed i propri difetti, come ben testimoniano le sue lettere e, ancor di più, le sue opere.

Ancora di più tuttavia avrebbe potuto irritarsi se le sue opere, o opere ad esse ispirate, fossero state sottoposte a giudizi affrettati e grossolani. Lo fece più volte in vita; quando alcuni critici bocciarono la trilogia “The Lord of the rings” l’autore rispose prontamente che essi non avevano per niente capito ciò che ad essa soggiaceva. Era il mondo del mito, del racconto sapienziale; il mondo della mitologia nordica che il professore cercava di recuperare per ridonarla alla sua Inghilterra. A chi interpretava il suo mondo come evasione egli risponde

va che esso non era una terra diversa dalla nostra. Era la stessa terra, ma in un’altra epoca ed abitata in parte da creature diverse dagli uomini, con lingue diverse. Egli non l’aveva inventata ma solo scoperta. Da tutto ciò possiamo capire che avrebbe da ridire se potesse vedere oggi ciò che accade in Svezia.

Quale sia l’ultima trovata nordica in fatto di critica cinematografica

possiamo descriverlo in fretta. Le sale svedesi, o almeno molte di esse, hanno da poco adottato un nuovo criterio per giudicare le pellicole cinematografiche. Ci si chiede se esse rispettino e tutelino l’identità di genere. Perchè le donne non debbano sentirsi offese, secondo il cosiddetto “Bechdel test” nelle pellicole devono essere presenti almeno due donne, che parlino almeno una volta tra loro di argomenti che non siano gli uomini. Non c’entrano quindi scene p

iù o meno esplicite di nudo o le battute volgari sul “gentil sesso”.  Il criterio è quello sopra esposto.

Evidentemente il sopracitato test è l’ultimo modo in cui si cerca id

eologicamente di far passare in Svezia il becero concetto secondo cui la pari dignità di uomo e donna si otterrebbe a forza di omologazioni forzate anche in campo artistico.  L’iniziativa è piaciuta all’istituto statale dei film svedese, che ha dato il proprio sostegno a quello che pare quantomeno un test basato su un colossale errore di metodo. Numerose voci critiche si sono levate tra gli esperti che asseriscono che numerosissimi film di qualità non passano il test basato sulla metodologia indicata. Al contrario altre pellicole lo superano brillantemente, ma sono di qualità inferiore e il contenuto non è sempre edificante per la società. Per intenderci “Vacanze di Natale ’90” (cinepanettone con Christian De Sica e Massimo Boldi ) sorpasserebbe di gran lunga non solo “Lo Hobbit, Andata e ritorno” e la trilogia del “Signore degli Anelli”, ma anche altri film di

successo come “Star Wars” e “Pulp Fiction”.

Il 17 novembre viene organizzata dal canale televisivo Viasat film una maratona di pellicole scelte in base al Bechdel test.

Genderfollia allo stato puro.

Pubblicato il novembre 7, 2013, in Approfondimento, Cinema, Curiosità, Giornalismo, sito internet, social network con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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