Ed il fanciullino si perse a Bosco Atro

In questi giorni è uscito per il tipi dell’editrice Polistampa il volume: “Il fanciullino nel bosco di Tolkien. Pascoli: la fiaba, l’epica e la lingua”, nato da un progetto accademico della prof.ssa Simonetta Bartolini, dell’università S. Pio V di Roma. La docente di letterature comparate propone una lettura di Pascoli (il cui centenario della morte è stato celebrato il 6 aprile 2012) posto sotto la lente teorica del professore inglese. Partendo dall’analisi del saggio sul “fanciullino” pascoliano e confrontandolo con il saggio “sulle fiabe” di Tolkien, la docente nota come i due autori, seppure appartenenti a contesti molto diversi tra loro, temdano entrambi a riformulare la scrittura epica in chiave moderna partendo dalla lingua ricreata, risemantizzata. Una lingua antica (il latino per Pasoli, il sistema delle rune per Tolkien) che possa fornire un lessico al presente e, ancor di più, al futuro della modernità. L’autobiografismo funebre del Pascoli in questa opera è analizzato come pretesto che il poeta usa per alludere ad altro. Attraversi i propri cari estinti Pascoli indica non solo i propri affetti, ma anche le lingue morte, le parole morte. In una parola antropomorfizza lingue e parole attravesto i morti, perchè lo stesso dolore che lo pervadeva in morte di un famigliare lo prendeva anche se pensava alla morte della parola, come già indicava Contini. Attraverso la fiaba dunque, la quale partecipa al mito, la poesia si propone come èpos. E proprio ad un oggetto caro a Tolkien quale l’anello è dedicata una poesia di Pascoli della raccolta “Myricae”.

L’anello

Nella mano sua benedicente
l’anello brillava lontano.
Egli alzò quella mano, morente:
di caldo s’empì quella mano…

o mio padre, di sangue! L’anello
lo tenne sul cuore mia madre…
o mia madre! Poi l’ebbe il fratello
mio grande… o mio piccolo padre!

Nel suo gracile dito il tesoro
raggiò di benedizïone.
Una macchia avea preso quell’oro,
di ruggine, presso il castone…

o mio padre, di sangue! Una sera,
la macchia volevi lavare,
o fratello? che pianto fu! t’era
caduto l’anello nel mare.

E nel mare è rimasto; nel fondo
del mare che grave sospira:
una stella dal cielo profondo
nel mare profondo lo mira.

Quella macchia! S’adopra a lavarla
il mare infinito; ma in vano.
E la stella che vede, ne parla
al cielo infinito; ah! in vano.

Pubblicato il aprile 16, 2013, in Uncategorized con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

simonebocchetta

Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

The Flame Imperishable

A blog about Tolkien, St. Thomas, and other purveyors of the Philosophia Perennis.

Notes & Commentaries

"Lange sceal leornian se þe læran sceal." - Homilies of Ælfric

Racconti della Controra

Rebecca Lena Stories

The Corner Of Culture

Raising the standards of the 21st Century

Calvin's Book Block

4TH avenue, book street

Italia, io ci sono.

Diamo il giusto peso alla nostra Cultura!

farefuorilamedusa

romanzo a puntate di Ben Apfel

Tales from the Cards

A Lord of the Rings LCG Blog

FarOVale

Hearts on Earth

Yggdrasil

folklore, fiabe, miti, storia, alchimia, magia

viaggioperviandantipazienti

My life in books. The books of my life

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: